Eccolo finalmente da Le Bourget di Parigi il famoso, storico, "sospirato" (dalla élite mediatica e politica), accordo sul clima. Quello che, a modesto parere del sottoscritto, ispirato dalle critiche di Hermann Sheer al "minimalismo organizzato" delle conferenze, e alle pretese di mercificazione dell'aria (con il sistema della compravendita dei crediti di inquinamento), anche se rispettato, ci rovinerà comunque.

Poche novità per la prima parte della settimana dove una robusta ed insolita Alta Pressione continuerà a dominare gran parte del Mediterraneo e l’Italia. Quindi nebbie insistenti al nord e cieli sereni o velati al centro e al sud. Ancora problemi per l’assenza di vento nelle grandi città del centro nord per la presenza fuori scala dei PM 10 e PM 2,5. Inevitabili blocchi e limitazione del traffico veicolare nelle città.

Siamo alle battute finali, il documento da votare oggi è stato ulteriormente limato dalle sue 60 pagine è stato riportato a 48 pagine. In linea di massima sono tutti d’accordo ad incentivare l’uso delle energie rinnovabili, fino a raggiungere il 100% entro il 2030. Purtroppo esistono ancora delle resistenze nell’uso senza limiti dei combustibili fossili, tra questi Paesi ci sono il Brasile, la Cina, l’India e il Sudafrica.

più recenti dati cosmologici ci dicono che nella nostra sola galassia esistono miliardi di pianeti molti dei quali potrebbero avere caratteristiche simili alla nostra Terra. Che poi su questi la vita si sia originata e che possa aver prodotto esseri senzienti, come la nostra specie, è un’altra questione, dipendendo da una serie di fattori che ora si inizia a conoscere meglio e che ci indicano la rarità della prima e l’eccezionalità della seconda.

Il polimetilmetacrilato (PMMA) è un polimero termoplastico sostituto del vetro, scoperto nel 1877 e brevettato oltre 50 anni dopo nel 1933. Ad esso ci si riferisce come vetro acrilico o plexiglass. La sua proprietà più importante comune con i vetri inorganici è la trasparenza.

Per favore non buttate in mare rifiuti di plastica. Ce ne sono già troppi nei nostri oceani. Basti pensare al Great Pacific Garbage Patch, ovvero l’accumulo di spazzatura, per la maggior parte formato da quel materiale che galleggia nel Pacifico fra il 135o e il 155o meridiano Ovest e tra il 35o e il 42o parallelo Nord, la cui estensione, credono gli studiosi, vada da 700 mila a più di 10 milioni di chilometri quadrati: come la penisola Iberica e gli Stati Uniti messi assieme.