Il 22 maggio è stata celebrata la giornata mondiale della Biodiversità indetta dalle Nazioni Unite. Secondo biologi e naturalisti la specie umana potrebbe rappresentare per animali e vegetali ciò che un asteroide fu per i dinosauri 65 milioni di anni fa. L’Ispra mette in guardia sul consumo di suolo nel nostro Paese. E il ministero dell’Ambiente ammette: “Presentiamo molte carenze”.

Il mondo va verso l’ecocatastrofe, il cemento cancella il verde delle nostre campagne, la plastica invade i nostri mari, le nostre coste continuano ad essere deturpate… possibile, si chiede il presidente di Accademia Kronos (Franco Floris), che a nessuno sia ancora venuto in mente di dire basta! Di fermarsi un momento e riflettere? Di questo passo cosa resterà ai nostri figli e nipoti?

È una vera invasione di specie di altri mari che, per motivi diversi, arrivano nel Mare Nostrum e, spesso, vi si adattano e diffondono, talvolta con gravi conseguenze per la fauna locale e per la nostra economia. Gli ultimi studi in merito, infatti, hanno registrato 837 specie marine non originarie del Mediterraneo, un numero tre volte superiore a quello del 1980.

L’antilocapra (Antilocapra americana) è un mammifero ungulato che rappresenta l’unica specie vivente della famiglia degli antilocapridi, una famiglia di artiodattili ruminanti che un tempo popolava (con varie specie) buona parte dell’America settentrionale. L’attuale area di diffusione dell’antilocapra va dalle zone meridionali del Canada fino alla bassa California messicana, sebbene popolazioni di una certa entità si possono trovare solo in alcune zone delle Montagne Rocciose.

Sebbene non si possa parlare di "latte" propriamente detto, i piccioni (famiglia dei columbidi), così come anche i pinguini imperatore e i fenicotteri, producono una secrezione con la quale nutrono le proprie nidiate nei primi giorni di vita, ovvero fino a che non siano in grado di assumere alimenti solidi in autonomia.