Il 30 gennaio di quest’anno (2019) presso il Ministero dell’Ambiente è nato il “Centro per il Clima e lo sviluppo sostenibile dell’Africa“.

Dalle parole ai fatti: questo centro, già ideato e presentato nel 2017 dal governo italiano nell’ambito del G7, finalmente ha trovato la luce con il nuovo Ministro dell’Ambiente Costa. Il centro è stato istituito con un’intesa tra la FAO e l’UNDP (United Nations Development Programme) “per facilitare lo scambio di informazioni ed esperienze tra i Paesi del G7 sulle iniziative in Africa, per aumentare efficacia, sinergie e complementarità dell’azione per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015 e dall’Agenda 2030”.

<“L’Africa è un continente con uno straordinario potenziale, soprattutto umano, che va colto e nutrito. Molti Paesi africani hanno fatto progressi nei processi di riforma e nei programmi di sviluppo: il loro esempio è fondamentale“>
Questa l’affermazione del nostro Ministro Costa, che ci consiglia di essere cauti. La storia recente ci dice che per l’ Africa non serve portare sacchi di farina e altre derrate alimentari, serve prima di tutto fare uno screening su tutte le classi dirigenti dei vari Paesi, per valutare l’efficienza, le competenze e, soprattutto, la mancanza di corruzione. Aspetto quest’ultimo importantissimo, si perché se prevale la corruzione delle classi dirigenti, inutili potranno essere gli sforzi che il Centro per il clima e lo sviluppo sostenibile dell’Africa intende fare.

Circa “il grande potenziale dell’Africa” prima di noi se ne sono accorte molte multinazionali occidentali ed infine la stessa Cina. La Cina sta entrando “a gamba tesa” nell’affare Africa. Stanno infatti acquistando gli ultimi terreni ancora fertili per produrre derrate alimentari per le aziende alimentari cinesi. Stanno intervenendo decisamente sul commercio del continente attraverso i loro manufatti che vanno dai sanitari, alle macchine industriali, agli smartphone; accaparrandosi importanti appalti per la realizzazione di grandi infrastrutture (utilizzando però esclusivamente le loro maestranze). Infine non disdegnano di elargire prestiti monetari ai vari governi africani. L’Italia non sembra dimostrare tutto questo parossismo, in effetti siamo l’unico Paese al mondo (al momento) a pensare qualche soluzione circa quello che abbiamo fin qui esposto. Quindi cercare di migliorare le condizioni di vita dei popoli africani, per poi prevedere, programmare e gestire i massicci flussi migratori in arrivo e nel contempo aprire un canale di collaborazione proficua con tutti i governi sani africani.

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