A Parigi, si parli (possibilmente) non solo di clima…

A Parigi, si parli (possibilmente) non solo di clima…

contributo del prof. Dario Sonetti

I più recenti dati cosmologici ci dicono che nella nostra sola galassia esistono miliardi di pianeti molti dei quali potrebbero avere caratteristiche simili alla nostra Terra. Che poi su questi la vita si sia originata e che possa aver prodotto esseri senzienti, come la nostra specie, è un’altra questione, dipendendo da una serie di fattori che ora si inizia a conoscere meglio e che ci indicano la rarità della prima e l’eccezionalità della seconda. Riportando il quesito a fatti di statistica, possiamo ritenere che la vita sia presente su uno di questi pianeti erranti con la stessa probabilità che ci sarebbe tirando un dado per avere un 6 dieci volte di seguito, mentre per arrivare alla vita autocosciente l’eventualità potrebbe essere la stessa che il 6 del dado si ripeta consecutivamente per 100 volte. Questa bassissima probabilità non esclude ad ogni modo né una possibilità né l’altra, ma ci dice quanto caro dovremmo tenere il nostro pianeta e soprattutto quanto dovremmo salvaguardare quei requisiti che permettono a noi di viverci come esseri “intelligenti”.

Un’altra riflessione che si può fare, riguarda la nostra collocazione come specie umana nella storia della vita sulla Terra, una storia iniziata 3.800 milioni di anni fa e che vede comparire zoologicamente il genere Homo tra 2 e 3 milioni di anni fa, mentre la sua storia documentata ha meno di un milione di anni. Riportati questi tempi su un orologio di 24 ore, per capirli meglio, è come dire che la nostra specie, lungo la durata di un giorno corrispondente all’intera storia della Vita, è comparsa un paio di secondi prima dello scadere delle 24 ore. Sarebbe anche come se di un film di un paio d’ore noi ne potessimo vedere un solo fotogramma dove casualmente compariamo e, in base a questo solo attimo, potessimo pensare che il film è dedicato a noi. Niente di più errato. Quello che vorrei arrivare a dire è che il non essere coscienti di questi due semplici fatti, nonostante di coscienza dovremmo essere dotati, sta portando sempre più la nostra specie sull’orlo dell’abisso dell’estinzione.

Consideriamo poi che le maggiori emergenze planetarie che stiamo vivendo, le abbiamo originate più o meno negli ultimi 150 anni della nostra storia con l’avvento e la diffusione della tecnologia moderna, che da un lato ha prodotto un maggior benessere materiale, ma dall’altro, con il suo uso dissennato, ha portato al superamento di due concetti-chiave, quello della rinnovabilità delle risorse e quello della sostenibilità dell’intero sistema. Il famoso giorno del sorpasso (Overshoot day) che ci dice quando le risorse che il pianeta può dare nell’anno in corso, vanno a terminare, quest’anno è scaduto il 13 agosto e bisogna tornare alla fine degli anni ’60 per trovare almeno una situazione di pareggio tra risorse disponibili e loro consumo. Verrebbe da chiederci provocatoriamente se il passo evolutivo della comparsa dell’intelligenza cosciente nel mondo dei viventi sia stata più un danno che un bene visto l’uso che ne stiamo facendo…

Vengano quindi “validi” accordi internazionali per affrontare l’emergenza del cambio climatico, come si spera possa avvenire in questi giorni a Parigi, ma siano sanciti accordi anche per frenare la scomparsa della biodiversità che sta avvenendo a ritmi forsennati per la perdita degli ecosistemi, a causa del sovrautilizzo delle risorse, dell’inquinamento e di un inarrestabile consumo di suolo fertile. Ci stiamo letteralmente togliendo la terra da sotto i piedi, essendo la biodiversità la base che ci fornisce i servizi ambientali che permettono la nostra vita. “Purtroppo” essendo noi esseri biologici, non possiamo permetterci di sostituire la biosfera, vera apportatrice del nostro benessere, con una tecnosfera che è un mondo surrogato che fornisce beni artificiali ma effimeri i cui costi ambientali non vengono però quasi mai indicati “nell’etichetta”.

C’è da augurarsi che a Parigi non si faccia ancora una volta gli struzzi per non vedere quella che è la verità: l’insostenibilità ecologica genera senza alcun’ombra di dubbio instabilità economica, politica e sociale essendo facce della stessa medaglia; purtroppo ce ne stiamo ora accorgendo anche con orrore.

biosfera

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