Le alte temperature registrate alla fine di giugno in Italia e su gran parte dell’europa occidentale non hanno riscontri nel passato, da quando sono cominciate le misurazioni meteoclimatiche ( 1800). Abbiamo “raggiunto” un’altra tappa nel girone infernale della crisi climatica. Non è da stare allegri perché ciò dimostra che i nostri antichi timori si stanno avverando. Già precedentemente abbiamo illustrato i “progressi” che il riscaldamento globale sta ottenendo sul nostro pianeta; progressi che purtroppo notiamo essere sempre più vicini e veloci. Un esempio per tutti: nel 1990 scienziati e climatologi internazionali, sulla base degli studi e osservazioni meteoclimatiche di allora, previdero che il permafrost, a causa dell’aumento della temperatura terrestre in leggero aumento, avrebbe potuto iniziare a sciogliersi intorno al 2030 creando così un disastro climatico inaudito. Purtroppo oggi dobbiamo constatare che lo scioglimento del permafrost in Alaska, Canada e Siberia è iniziato già da un decennio, comportando una massicciua immissione di CH4 ( metano, un gas serra 22 volte più potente della CO2) nell’atmosfera e, quindi, accellerando il fenomeno dell’aumento della temperatura globale.

Quello che sta accadendo in questi giorni è l’esempio più lampante del disastro climatico paventato negli anni ’90 dagli scienziati. In un nostro passato articolo possiamo leggere “… Dando uno sguardo alle anomalie nel campo della pressione atmosferica salta subito all’occhio che la provenienza delle masse d’aria per la prossima Estate non sarà più l’arcipelago delle Azzorre, come avveniva solitamente in passato, bensì, e purtroppo, la fascia compresa tra il Nord Africa e il deserto del Sahara. La conseguenza principale è quindi quella di avere lunghissime ondate di calore con temperature fin verso i 40°C ed oltre (come già avvenuto nelle ultimissime estati) con tutti i disagi che ne conseguono per la salute umana, tra cui possibili decessi per persone malate e anziani. Al momento, in base alle ultime proiezioni dei modelli meteo, già tra la fine della Primavera (Maggio) e l’inizio dell’Estate sentiremo il ruggito dell’anticiclone africano con valori termici previsti oltre le medie di circa 1/1,5°C su buona parte della Penisola con punte al Sud di 39°C in Sicilia…

Di ciò, certamente, non vogliamo vantarci, anzi avremmo sperato di sbagliarci, vogliamo solo precisare che Accademia Kronos in più di 20 anni di analisi sul comportamento climatico della terra e sul costante aumento della CO2 in atmosfera (quando iniziammo ad interessarci dei gas serra, la presenza in percentuale della CO2 in atmosfera era di 365 ppm, oggi siamo oltre i 412 ppm), ha raggiunto oggi una visione purtroppo molto preoccupante per il nostro futuro. I nostri inviti alla riduzione dei gas climalteranti in atmosfera sono partiti da decenni e, purtroppo, inascoltati.

A questo punto cos’altro dobbiamo aspettarci? Sicuramente altre ondate di calore africano, visto che l’anticiclone delle Azzorre, che nel passato rappresentata una forte barriera contro i caldi venti africani, ci ha abbandonato per posizionarsi all’altezza dell’Islanda. Quindi il nostro grande timore è che si possano presentare le condizioni meteoclimatiche dell’estate del 2003, che solo in Francia produsse più di 15.000 morti e che in tutta Europa raggiunse le 45.000 vittime. Oltre a ciò temiamo nuovi e disastrosi incendi per le nostre ultime foreste.

In tutto questo, però, quello che ci sconforta e ci fa arrabbiare maggiormente, è apprendere che nel G20 di  Osaka, appena conclusosi, parlando degli accordi climatici partiti nel 2015 da Parigi e finiti nel dicembre 2018 a Katowice in Polonia, l’unica nazione che si è defilata dalla ratifica di questi accordi, non accettando quindi alcuna limitazione all’emissione di gas climalteranti, è stata ancora una volta l’America di Trump!

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