Già a novembre dello scorso anno Accademia Kronos scrisse al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa perché concedesse ai pescatori professionisti di portare a terra le tonnellate di plastica raccolte nelle reti, senza che questi fossero multati. Dopo un assordante silenzio finalmente un altro ente ambientalista, la fondazione Cetacea, si è affiancata a noi, anzi ha promosso una petizione pubblica che, finalmente, ha “smosso” il nostro Ministro, che ha così assicurato di provvedere al più presto a rivedere la legge 152 del 2006, penalizzante, paradossalmente, chi raccoglie in mare i rifiuti. L’articolo che segue, del quotidiano “La Repubblica” chiarisce meglio la questione:

La petizione online della Fondazione Cetacei di Riccione al ministro Costa: “Serve subito una normativa nazionale”

Il pescatore ritira le sue reti e in mezzo al pescato trova chili, se non quintali di rifiuti, soprattutto di plastica. Rifiuti equiparati a quelli speciali, i cui costi di smaltimento sono altissimi, e spesso vengono imputati proprio a chi li conferisce, in base alla legge 152 del 2006. Insomma, se il pescatore consegna questi rifiuti raccolti in acqua perché siano correttamente smaltiti, rischia di dover pagare di tasca propria somme ingenti. Accade spesso e volentieri perché sono poche le amministrazioni comunali che si fanno carico di questo smaltimento. Per questo la Fondazione Cetacea di Riccione si è impegnata in prima linea con una petizione online su Change.org rivolta al ministro dell’Ambiente Sergio Costa perché “permetta ai pescatori di ripulire il mare”: una raccolta firme che sta sfiorando le 90mila adesioni.

Il ministro ha già messo mano alla norma“, chiarisce il direttore di Fondazione Cetacea Sauro Pari, “ma il rischio è che si perda tempo in Parlamento“. Invece tempo non c’è, perché la situazione è già insostenibile, come può osservare quotidianamente il personale della Fondazione che è di supporto ai pescatori, “che stanno già facendo un lavoro egregio: alcuni portano a riva i rifiuti, altri devono ributtarli in mare perché non possono accollarsi i costi di smaltimento“. Per questo la Fondazione – impegnata anche nel programma Clean Sea Life – spinge perché il ministro scelga la strada del decreto e valorizzi l’impegno dei pescatori italiani che di fatto potrebbero diventare “operatori ecologici” del mare, durante le loro quotidiane attività di pesca, raccogliendo rifiuti dalle più disparate provenienze – trasportati dai corsi d’acqua, o liberati in acqua dalle imbarcazioni commerciali o da crociera – i cui costi di smaltimento non possono essere a carico dei soli Comuni costieri e dei loro cittadini.

La battaglia della Fondazione Cetacea – che a Riccione gestisce anche l’ospedale delle tartarughe, molte delle quali ritrovate impigliate nella plastica o con quantità considerevoli di rifiuti ingeriti – sta sfiorando le 90 mila adesioni raccolte in pochi giorni, “a quota 100mila”, precisa Pari, “coinvolgeremo direttamente il ministro Costa”.

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Ieri, domenica 12 maggio, si è concluso nella splendida sede dello storico castello di Trevi nel Lazio l’ultimo appuntamento per festeggiare gli oltre 50 anni del pensiero ecologista Kronos. Il primo incontro si è tenuto a novembre dello scorso anno a Spoleto, il secondo un mese fa a Reggio Calabria e quest’ultimo all’interno di uno dei più vasti parchi naturali d’Italia, quello dei Monti Simbruini.

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