a cura di Oliviero Sorbini

Queste le nostre informazioni che speriamo possano essere smentite dalle autorità competenti in materia:
gli scarichi di acque reflue di tutta la condotta circumlacuale del lago di Bolsena in questo momento confluiscono, non depurate, al lago e al fiume Marta. Si verificano continuamente guasti alle stazioni di sollevamento, anche quelle dove sono stati effettuati lavori di ripristino pagati dalla Regione Lazio. I problemi sembra siano tuttora concentrati soprattutto sulle stazioni di sollevamento numero n. 9, 13 e 20. Questo significa che al depuratore di località San Savino, nel comune di Marta, non arrivano liquami da depurare e se, per disavventura i liquami arrivassero, il depuratore non è in grado di depurare alcunché.

E’ una situazione che, peggiorando in maniera apparentemente inarrestabile, si protrae da almeno 5 anni a questa parte. Nel frattempo però, nel 2018, sono stati fatti lavori finanziati dalla regione Lazio. Sono stati spesi molti soldi. E’ passato molto tempo. Molti reflui urbani non depurati sono stati scaricati nel lago di Bolsena e nel fiume Marta. Molto danno è stato fatto alla qualità delle acque del lago, del fiume e del litorale di Tarquinia. E ai cittadini, nonché contribuenti.

Una delle stazioni di sollevamento, che nel periodo autunnale ha avuto più problemi di funzionamento, è la numero 13. Quando questa stazione non funziona i reflui non depurati vengono scaricati a poca distanza dalla opera di presa della rete acquedottistica di Montefiascone. Situazione igienico sanitaria rassicurante?

Il consorzio di gestione della condotta fognaria e del depuratore, Cobalb S.p.A, non esiste più o per lo meno non versa in condizioni di gran salute. C’è un depuratore che non depura e una rete fognaria che scarica acque non depurate e questo nonostante gli interventi di forze di Polizia, di una Procura della Repubblica e di una amministrazione regionale che ha mobilitato ingenti risorse finanziarie per effettuare lavori che evidentemente non stanno cambiando sostanzialmente la situazione.

Possibile che nessuna delle istituzioni preposte agli interventi di protezione ambientale e sanitaria riesca a intervenire efficacemente in questa situazione così disastrosa? Vogliamo fare un elenco sommario di quanti enti e amministrazioni pubbliche dovrebbero essere in questo momento impegnati giorno e notte alla ricerca di uno straccio di soluzione?
– Prefettura di Viterbo,
– ASL Viterbo
– Autorità Giudiziarie e Polizie,
– Regione Lazio,
– Amministrazione Provinciale,
– Amministrazioni comunali dei paesi intorno al lago,
– Amministrazione comunale di Tarquinia,
– Arpalazio.

Così difficile? Così inestricabile?
Stiamo parlando di un depuratore e di una rete fognaria, mica di una epidemia di Ebola. E ricordiamo che gli effetti negativi di tale situazione stanno determinando peggioramenti della qualità delle acque talmente gravi da essere alla lunga reversibili solo a carissimo prezzo. O addirittura irreversibili? Che dire poi del turismo, così caro ad alcuni amministratori locali, che però, siamo sicuri, hanno a cuore anche la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente.

Ultima “ciliegina sulla torta”, oltre a quello biologico, ora si teme l’inquinamento chimico, che è assai più preoccupante. Giorni fa alcuni ambientalisti locali hanno denunciato alla stampa il rischio di prodotti chimici tossici usati in agricoltura, soprattutto nei noccioleti (pesticidi e diserbanti). L’articolo apparso sul “Corriere di Viterbo” parlava di rischio “Lago di Vico”, ossia di un lago vicino, le cui acque sono compromesse a causa dell’uso sconsiderato di fitofarmaci e fertilizzanti abbondantemente irrorati nei noccioleti che circondano il lago stesso.
E allora? Cosa altro dobbiamo aspettare? Qualcuno finalmente avrà la bontà di ascoltarci?

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