La correlazione tra i bovini e i gas serra

Parte dell’intervento di Ennio La Malfa dell’Accademia Kronos alla manifestazione del 31 marzo a Roma “Soggetti NON Oggetti”:

<< …molti sono i temi e i problemi che riguardano gli animali, ma noi di Accademia Kronos in questa sede ci limiteremo a parlare degli allevamenti intensivi e dell’aumento del consumo di carne a livello mondiale in relazione agli equilibri della natura e all’incidenza sul clima terrestre.
Tutti, o quasi, sanno che l’aumentano nel nostro pianeta dei gas ad effetto serra è dovuto anche al bestiame, responsabile per una buona parte delle emissioni globali dei gas serra. Il bestiame rilascia metano attraverso i microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione e protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame.

Il 74% delle emissioni animali mondiali è causato dai bovini. Per i climatologi metano e protossido di azoto rappresentano circa il 28% del contributo al riscaldamento globale. L’aumento della popolazione planetaria e l’esigenza indotta dalla propaganda delle multinazionali del cibo, a mangiare sempre più carne, come risultato finale ci dice che le emissioni di gas climalteranti continueranno, nonostante i vari summit sul clima. Quindi possiamo affermare che mangiando tanta carne si contribuisce al cambiamento climatico. Pertanto anche nell’ultimo summit sul clima a Katowice in Polonia abbiamo ribadito la necessità di informare la gente sul contributo negativo, relativamente al rischio climatico, nel mangiare troppa carne.

Da un punto di vista ambientale, sarebbe meglio che la popolazione umana seguisse di più l’esempio della dieta mediterranea, ricca di carboidrati e verdura, limitando l’uso della carne.

Poi, ovviamente, c’è l’aspetto etico: uccidere e mangiare esseri sensienti. Accademia Kronos non intende fare qui una crociata contro chi mangia gli animali, ma diciamo subito che, non solo dal punto di vista morale ciò è importante, ma soprattutto nella visione futura del raddoppio della popolazione planetaria. Si parla che nel 2050 la popolazione Indiana raggiungerà il miliardo e trecentomila abitanti e l’Africa il miliardo e 700 mila e tutti gli abitanti della Terra potrebbero attestarsi intorno ad un numero impressionante di 12 miliardi! Se oggi il problema della fame del mondo è a livello problematico e in alcuni casi drammatico, immaginiamo cosa accadrà quando saremo 12 miliardi di individui.

Allora partiamo con una semplice constatazione che ci dovrebbe far riflettere: oggi per soddisfare le esigenze dei “consumatori di carne”, si disboscano le ultime foreste pluviali del pianeta, non solo, ma una considerevole quota di terreni agricoli produttivi è utilizzata solo per produrre foraggio per animali da allevamento.
Quindi con l’aumento della popolazione e delle esigenze alimentari, gli scienziati temono che da qui a 100 anni spariranno tutte le foreste pluviali del pianeta e la temperatura terrestre aumenterà di 4 o 6 gradi.

Una delle tante risposte per combattere l’aumento della temperatura terrestre è anche quella di ridurre drasticamente l’impronta ecologica negativa degli allevamenti intensivi sul nostro pianeta, provvedendo seriamente a un progetto globale anche per produrre cibo per le prossime generazioni. Tanto per far capire cosa vuol dire l’impatto della carne sull’ambiente e il clima, forniamo un semplice esempio che ci dovrebbe far riflettere seriamente: “Un capo grosso, un bovino per intenderci, in un anno di vita consuma il foraggio prodotto in circa un ettaro di terreno. La carne di questo animale poi consente a 4 persone la sopravvivenza alimentare per 10/12 giorni. Lo stesso ettaro di terra però, coltivato a cereali, ortaggi, frutta, ecc. senza produrre foraggio per animali, consentirebbe la sopravvivenza alimentare per un anno a 10 persone.

Passiamo ora alle condizioni di questi poveri animali costretti a vivere nei grandi allevamenti per produrre latte e carne. Sappiamo tutti in che spazi sono costretti a vivere i bovini (ma non solo), spazzi assurdi che inevitabilmente stressano gli animali facendoli alla fine ammalare, e allora giù con medicine a base di potenti antibiotici per curarli, determinando così il grave rischio per tutti noi, come ci dice OMS, di far nascere super batteri che potrebbero far esplodere pandemie devastanti. La carne che arriva sul nostro piatto è quindi ricca di antibiotici e ormoni… pensate cosa può fare tutto ciò alla nostra salute.
I bovini sono animali fisiologicamente strutturati per vivere in grandi spazi, è non nei “lager” i cui spazi sono fortemente limitati. E’ quindi necessario rispettare i parametri minimi utili per limitare i danni provocati dal sovraffollamento (competizione, nervosismo con relativi traumi, difficoltà di accesso alla mangiatoia e agli abbeveratoi). In questo modo si ridurrebbero anche le medicine necessarie.

Quindi per noi tutti è necessario puntare sul benessere animale, e non parliamo ovviamente solo di cani e gatti, che rispetto agli altri animali sono i più fortunati, grazie proprio a persone sensibili come voi in questa piazza, ma a tutti gli altri del pianeta, compresi gli abitanti dei mari. Quindi ben vengano iniziative di sensibilizzazione come questa del 31 marzo a piazza San Giovanni in Laterano a Roma, ma ciò non basta, dobbiamo ricordarci che è una nostra missione non solo tutelare gli animali dando loro dignità e sicurezza, ma, soprattutto, pensare anche al futuro dell’umanità, perché non dobbiamo dimenticare che ci stiamo incamminando verso una crisi climatica che potrebbe mettere in difficoltà la stessa sopravvivenza dell’umanità e ovviamente di tutta la biodiversità del pianeta. Bene quindi iniziare a lottare perché nel mondo si elimini la strage degli animali e l’uso eccessivo di carne, continuiamo così, in modo che ognuno di noi possa continuare a fare la propria parte!

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