a cura di Franco Floris

Troppe cose non quadrano, alcune associazioni molto conosciute e blasonate non parlano volentieri di cosa accade in Amazzonia, in Africa e a tutti i popoli indigeni di questo mondo. Sfruttati, sfrattati, fatti sparire.

Fanno pubblicità nelle reti nazionali, occupano posti di potere, sono integrati con i governi di turno, non contestano certe aziende che con il loro comportamenti contribuiscono alla desertificazione, alla distruzione delle foreste, all’agricoltura avvelenata e agli allevamenti intensivi, cambiando la geografia di molte nazioni.

Sembrerebbe quasi, e dico sembrerebbe, che queste notissime associazioni collaborano con il “diavolo”. Vedi cosa sta succedendo in Congo con il popolo Baka, vedi in Brasile e in Argentina con gli allevamenti intensivi, vedi i popoli della foresta in India sfrattati e abbandonati, vedi i popoli che vivono nella foresta amazzonica… la lista purtroppo è lunga.

Ora che abbiamo preso coscienza sul silenzioso genocidio in atto sul pianeta a danno delle popolazioni indigene, non staremo a guardare e commentare, ma intendiamo tornare ad operare, quindi entrare nel merito delle situazioni e, se necessario, denunciare quelle organizzazioni o enti che in nome della salvaguardia dei popoli indigeni e dell’ambiente, fanno solo business.

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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