Sebbene non si possa parlare di “latte” propriamente detto, i piccioni (famiglia dei columbidi), così come anche i pinguini imperatore e i fenicotteri, producono una secrezione con la quale nutrono le proprie nidiate nei primi giorni di vita, ovvero fino a che non siano in grado di assumere alimenti solidi in autonomia. Tale secreto viene somministrato ai nidiacei tramite rigurgito e a produrlo è una ghiandola situata nel gozzo degli esemplari adulti. La sua composizione varia da specie a specie, ma una caratteristica comune, che la distingue chiaramente dal latte dei mammiferi, è la totale assenza di calcio e carboidrati.

Questo secreto non è peculiarità unica degli individui di sesso femminile, ma anche gli esemplari maschi lo producono. La sua composizione è per il 65-75% formata da acqua, per il 13-19% da proteine, per il 7-13% da lipidi e per l’1,5-2% da sali minerali. Si tratta di un alimento estremamente nutriente: “un esperimento ha dimostrato che somministrandolo ai polli ne aumenta la crescita fino a quasi del 40%!”

pulcini di piccione

Durante i primi tre giorni dopo la schiusa i piccoli di piccione vengono nutriti esclusivamente con questo secreto (chiamato nello specifico “latte di piccione”). Successivamente, vengono alimentati con una miscela di latte e semi e vengono completamente svezzati dal latte dopo 18 giorni.

Articoli correlati

(Fonte: RivistaNatura.com) Dopo essere stato sull’orlo dell’estinzione negli anni ’70, il lupo è tornato a popolare il territorio italiano e la sua diffusione cresce di anno in anno, come dimostrano i dati presentati dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel corso del convengo "Verso un Piano nazionale di monitoraggio del lupo", tenutosi a Roma.

In biologia per ibrido si intende un individuo generato dall’incrocio di due specie o razze differenti (riproduzione gamica). Più nello specifico si parla di ibrido interspecifico quando sono interessate due specie differenti appartenenti allo stesso genere e di ibrido intraspecifico quando sono interessati organismi di due sottospecie (razze) all’interno della stessa specie madre.

Non bisogna essere degli ornitologici esperti per riconoscere a prima vista il martin pescatore. Complici i suoi bellissimi e sgargianti colori, questo è uno degli uccelli più noti e facilmente identificabili dai "non addetti ai lavori".

Se si pensa ad un animale che possa raffigurare il simbolo dei cambiamenti climatici e dei loro effetti devastanti sugli ecosistemi, specialmente quelli più delicati, l’orso polare merita, suo malgrado, il podio d’onore.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.