Lo avevamo ipotizzato a maggio scorso e a luglio si è avverato, dall’Antartide si è staccato il più grande iceberg che memoria umana possa ricordare, un blocco di ghiaccio grande quanto tutta la Liguria! Si tratta di un migliaio di miliardi di tonnellate di ghiaccio per una superficie di circa 6 mila chilometri quadrati e con uno spessore di 350 metri.

Qualche scienziato scrivendo su alcuni quotidiani giorni fa si interrogava sul fatto che paradossalmente la temperatura dell’estremo sud del pianeta, a differenza del Polo Nord, non ha risentito del riscaldamento globale, anzi in alcuni casi è scesa ulteriormente. E allora? Si chiedevano questi scienziati, che sta accadendo? Accademia Kronos annovera nel suo team tecnico scientifico scienziati di alto profilo i quali hanno trovato subito la possibile risposta: il fatto non dipende direttamente dal riscaldamento dell’aria in quella zona del pianeta, ma dal riscaldamento del mare che, se anche di pochissimi gradi in più, alla fine ha inciso sulla piattaforma galleggiante determinandone la frattura con il ghiaccio della terraferma.

Questo gigantesco iceberg non determinerà l’innalzamento del mare essendo ghiaccio marino, ma da questo fatto si potrebbero innescare una serie di scivolamenti a mare di ghiaccio dolce che questa volta potrebbero incidere realmente sui livelli degli oceani.
Non è ancora il disastro climatico annunciato, ma quest’ultimo evento è la dimostrazione lampante che gli effetti dei cambiamenti climatici su scala planetaria sono iniziati.

antarctic peninsula

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Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi. Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050.

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