Api come strumento di diagnosi di tumori e diabete

Api come strumento di diagnosi di tumori e diabete

Smithsonian Institute: “Precisione del 98%”

(Paola Richard, fonte: Huffington Post)

Dalla produzione di miele all’impollinazione di frutta e verdura, i vantaggi delle api per la vita degli esseri umani sono noti. Quello che ancora si conosce poco è la loro incredibile capacità di percepire gli odori. Una qualità che potrebbe far entrare di diritto questi preziosi insetti in ospedali e laboratori, come strumento vivente di diagnosi per malattie importanti come tumori e diabete. Bastano poche molecole di qualsiasi sostanza chimica per addestrare le api in dieci minuti: come altri insetti associano infatti l’odore prescelto a una ricompensa di acqua e zucchero.

Alcune malattie diffuse rilasciano molecole nel nostro respiro che possono essere captate dell’eccezionale apparato olfattivo di questi animali. Per questo l’artista portoghese Susana Soares, che risiede in Inghilterra, ha pensato di progettare e realizzare un innovativo strumento diagnostico integrando design, chimica e biologia.
“Sono stata ispirata dalle ricerche statunitensi e britanniche che dimostrano come le api possano essere addestrate a riconoscere specifici odori. All’inizio ero interessata a sviluppare sistemi biologici che potessero aumentare le abilità percettive degli esseri umani. Il progetto più ampio si chiama “Nuovi organi di percezione”. In particolare con Bee’s, dedicato alle api, volevo ripensare a nuovi modi di coabitare con i sistemi naturali. Un potenziale ancora sconosciuto, messo in rilievo da recenti ricerche scientifiche”.

A Philadelphia, negli Stati Uniti, ad esempio sono stati allevati topi per rilevare la presenza di cancro ai polmoni e cani per il tumore alle ovaie. L’accuratezza dei risultati ha raggiunto un positivo 71%, ma richiede costi alti e tre mesi di addestramento degli animali, che sono confinati in cattività. Al contrario le api necessitano di un training che dura solo dieci minuti e, dopo la diagnosi, sono rilasciate alla loro vita nell’alveare. I risultati raggiungono una precisione del 98%, come riporta un articolo pubblicato dall’Istituto Smithsonian.

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Gli strumenti diagnostici di Susana sono realizzati in vetro e dispongono di due camere interne. Una più grande dove risiedono le api solo per il tempo di accertamento, e una più piccola dove la persona respira. Le api volano in questa seconda camera solo in caso di presenza di tumore o altra malattia. L’addestramento degli insetti sfrutta infatti il meccanismo Pavloviano per cui vengono associate le molecole ricercate, a una dolce ricompensa.
“Il materiale trasparente permette la totale visibilità degli insetti – spiega Soares, che ha avviato il progetto come tesi di laurea per il Royal College of Art di Londra – Il design è stato realizzato assieme a maestri del vetro nelle scuole portoghesi di Crisform e Vilabo. La scelta estetica e funzionale è ugualmente importante per me. Abbiamo esplorato diversi raggi di curvatura e l’oggetto è stato realizzato in modo che le api non potessero volare accidentalmente nella camera interna di diagnosi, così da ottenere risultati più precisi. Inoltre, i tubi collegati alla camera più piccola creano condensa, così da rendere visibile il respiro della persona che conduce l’analisi”.

Gli strumenti di Susana sono promettenti e durante la fase di test in laboratorio le api hanno rivelato un caso di diabete, successivamente confermato clinicamente. Non è semplice portare avanti in strutture pubbliche e ospedali un progetto che coinvolge alveari per le api e allevatori professionisti, così come non è semplice produrre su vasta scala la strumentazione tecnica mantenendo costi e tempi di produzione in linea con le esigenze di mercato.

“Ci sono solo quattro laboratori al mondo che portano avanti la ricerca per l’utilizzo d’insetti nell’accertamento di malattie – sottolinea Susana Soares – il che mostra come questo approccio non sia molto amato nel mondo occidentale. Le tecnologie mediche e per la salute non devono essere solo efficaci, ma anche garantire profitto in un settore di mercato molto potente”. Insomma la strada potrebbe essere ancora lunga, ma la porta dell’artista portoghese resta aperta per gli scienziati che avessero voglia di sperimentare un nuovo patto con gli insetti per la salvezza degli uomini.

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