Armi chimiche: no a Gioia Tauro, no in mediterraneo, no sul pianeta

Armi chimiche: no a Gioia Tauro, no in mediterraneo, no sul pianeta

(Reggio C., 6 febbraio 2014: accesa protesta di 13 Associazioni Ambientaliste,
Culturali, Pacifiste, Protezioniste)

Le armi continuano ad essere prodotte, commercializzate, usate, senza che alcun Organo di Giustizia condanni gli autori di tali azioni, siano essi singoli privati, società, o Governi. Questa assurda situazione non è descritta in libri di fantascienza: è la triste realtà, resa ancor possibile, spesso, da accordi sovranazionali stilati da chi crede che a morire siano sempre gli altri.
Le armi chimiche siriane, la consistenza delle quali non è mai stata resa ufficialmente nota, dovranno essere trasportate in questi giorni nel porto di Gioia Tauro per essere imbarcate su una nave statunitense che navigherà in Mediterraneo con l’intento di rendere tali armi “inoffensive”. Tutto ciò in sfregio al Protocollo su prevenzione e lotta all’inquinamento in Mediterraneo in caso di situazione critica stilato dalle Nazioni Europee firmatarie della Convenzione per la Protezione del Mare Mediterraneo dall’inquinamento, adottata a Barcellona il 16 febbraio 1976 e modificata il 10 giugno 1995, nonché alla Decisione del Consiglio dell’Unione Europea sull’adozione dei provvedimenti, del 29 aprile 2004.
Questo è insopportabile, ribadiscono 13 Associazioni Ambientaliste, Culturali, Pacifiste, Protezioniste (Accademia Kronos, Italia Mediterranea, Sandhi, Circolo Calcidese, ADUSBEF (Associazione di Consumatori), ARCA (Associazione per Reggio e la Calabria), NEDeF (Natural Ecological Development Foundation), Club UNESCO Re Italo, Birdland, CIAC (Centro Internazionale d’Arte e Cultura), Nuova Carboneria Italiana, UFW (Unified Filipino Workers), IsFE (Istituto Forestale Europeo), e chiedono con decisione che non si producano più simili armi e che quelle esistenti vengano neutralizzate negli stessi siti in cui sono state prodotte e dagli stessi operatori che le hanno ideate.
Il trasporto di armi letali in giro per il mondo è l’ultima sciocca idea che si potesse avere. A meno che tale idea non risulti affatto sciocca, ma criminale.
L’incapacità o la mancanza di volontà, dimostrata con la strage delle Torri Gemelle, di impedire azioni criminose, rappresenta un pesante monito per tutti noi. La distrazione di un comandante di nave (che può commettere un errore inconsapevole o programmato), o un atto terroristico (improvviso o concordato), possono trasformare il Mediterraneo in una cloaca assassina, utile solo a decimare milioni di europei e di africani, laddove non è riuscito a farlo la mancata Terza Guerra Mondiale di alcuni mesi or sono. Tutto ciò con l’indifferenza (vogliamo sperare: non con la soddisfazione) di USA e Cina, oltre che della Russia.
Le Associazioni si domandano ora se gli eventuali crimini contro l’Umanità saranno perseguiti o no, mentre è ventilata la proposta di varo della procedura di richiesta di inserimento del Mar Mediterraneo nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, per una difesa più forte e qualificata del Nostro Mare.
Gioia Tauro, il Mediterraneo, l’intero Pianeta Terra, non appartengono ai Governi, né tantomeno al potere economico che muove gli stessi Governi. Appartengono ai suoi abitanti, alla gente comune che vive, talvolta tra difficoltà e talvolta serenamente, tentando di essere felice.

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