Articolo di Daniela Rosellini

Il GLIFOSATO è il pesticida più utilizzato al mondo; è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, ed è il diserbante collegato alle sementi geneticamente modificate (OGM) di mais, soia e cotone il cui DNA è stato manipolato da Monsanto per resistere al suo diserbante commercializzato, appunto, sotto il nome di Roundup® e definito dalla ditta produttrice “ecologico e biodegradabile”, ma, lo scorso marzo, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il GLIFOSATO come “probabile cancerogeno umano”. La stessa Agenzia ha dichiarato inoltre che “esistono prove convincenti in grado di dimostrarne la cancerogenicità negli animali di laboratorio….. e di essere causa di danni al DNA e ai cromosomi nelle cellule umane…”

L’Italia è, attualmente, uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida, che è addirittura incluso nel Piano Agricolo Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei fitofarmaci e, in assenza di un intervento, si creerebbe il paradosso che venga promosso l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno.

In Gran Bretagna tracce di GLIFOSATO sono state trovate nel pane di frumento integrale. “In Italia le rilevazioni sui quantitativi di pesticidi contenuti negli alimenti e nelle acque vengono condotte in pochissime regioni – avverte Vizioli, presidente di AIAB – e questa situazione è inaccettabile”.
E proprio AIAB, insieme a FIRAB, ha lanciato il manifesto “STOP GLOFOSATO” in cui viene chiesto al Governo, ai Ministeri competenti e al Parlamento, in nome della tutela della salute pubblica, di applicare il principio di precauzione, vietando definitivamente, e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di GLIFOSATO. Inoltre, viene chiesto alle Regioni, di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso, evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di prodotto cancerogeno”.

Azioni che applicano il principio di precauzione sono già partite nel resto del mondo. Alcuni rivenditori in Svizzera e in Germania hanno rimosso il GLIFOSATO, la Francia si è impegnata a farlo entro il 2018 e gli Stati tedeschi ne chiedono il divieto su scala comunitaria. L’Autorità danese per l’Ambiente e il Lavoro, lo ha dichiarato cancerogeno, mentre Paesi come El Salvador e lo Sri Lanka lo hanno completamente vietato, e in Colombia ne è stata vietata l’irrorazione aerea sulle colture di coca.

Glifosato

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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