La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno passato, mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati, mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno prima dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto sopra il 2015, con valore di anomalia, + 0,51o °C rispetto al periodo 1981-2010, +1o °C rispetto all’inizio del secolo.

Ad Amsterdam il primo supermercato che dice addio alla plastica per gli imballaggi. Ekoplaza (catena di negozi di alimentari biologici con 74 punti vendita) con un intero settore dedicato ai prodotti plastic-free, cioè con imballaggi esclusivamente in vetro, metallo e materiali completamente biodegradabili. Come sottolinea Hans Van Mierlo, marketing manager di Ekoplaza: “Ogni materiale è altamente riciclato, non solo riciclabile”.

Qual'è la situazione attuale? Abbiamo ancora tempo per invertire la rotta? Come possiamo evitare di finire in un mare di plastica? Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione! Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque "isole di plastica" in continuo accrescimento negli Oceani, ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.

Secondo una ricerca dell’Università di Melbourne, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, le zone tropicali, dove si trovano i Paesi più poveri, saranno maggiormente colpite dal riscaldamento globale. I ricercatori hanno analizzato gli scenari e gli impatti dei cambiamenti climatici sia sui Paesi più ricchi che su quelli poveri, nel caso si verificasse un riscaldamento globale di 1,5°C rispetto all'epoca pre-industriale.