L’aria spavalda e sicura di Bolsonaro, presidente del Brasile, che 10 giorni fa, relativamente agli incendi forestali, diceva alla TV brasiliana che la Selva è di competenze del Brasile e che tutti gli altri, compresi noi ambientalisti, avrebbero dovuto farsi gli “affari propri” e non “impicciarsi di quello che accadeva alla sua foresta pluviale”, si è certamente ridimensionata.

Grazie alla minaccia di ritorsioni commerciali internazionali e alle condanne annunciate da molti Capi di Stato e anche dal Papa, il Presidente è tornato sui suoi passi e, dimostrando apparentemente di ravvedersi, ha incaricato l’esercito di mobilitarsi per bloccare il fuoco. Ma dai nostri amici che vivono a San Paolo del Brasile ci è stato subito spiegato che l’intervento dell’esercito probabilmente è una farsa. Si, perché l’esercito stesso non ha mezzi idonei per contrastare gli immani roghi.

Bolsonaro, da quando ha preso le redini del suo Paese, sembra abbia sempre sostenuto che gli Indios non possono avere troppe pretese, ma debbano sottostare agli interessi delle grandi Compagnie di estrazioni minerarie, e questo atteggiamento potrebbe aver favorito, di conseguenza, la liceità della sistematica distruzione della Selva Amazzonica. Per quanto riguarda il taglio illegale degli alberi più pregiati, nonostante le ripetute denunce di tutte le ONG mondiali, il Presidente pare faccia finta di non sapere nulla e, ovviamente, chiuda tutti e due gli occhi.

Per questo motivo Accademia Kronos ha chiesto al Presidente della Repubblica Mattarella di intervenire a livello internazionale per chiedere al presidente Bolsonaro comportamenti più corretti e azioni concrete sui temi ambientali di un’area, quella amazzonica, che minaccia ripercussioni negative sull’intero pianeta.

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Siamo giunti alla conclusione di un impegno, durato quasi un anno, che tra qualche giorno ci porterà al Campidoglio di Roma. Anche questa volta ci siamo trovati in prima linea in molte situazioni ambientali critiche: dall’aumento delle temperature dell’atmosfera terrestre indotto dal continuo apporto dei gas serra, alla fusione dei ghiacci del Polo Nord, dagli incendi che hanno devastato importanti foreste del nostro pianeta, alla plastica che soffoca oceani e mari interni.

Il premio "Io faccio la mia parte" ("We are doing our part" nella versione internazionale) è un riconoscimento erede del premio "Un Bosco per Kyoto", quest'ultimo nato in Italia nel 2005 e quasi sempre celebrato nella prestigiosa sala della Protomoteca in Campidoglio (Roma). Nell’albo doro delle personalità premiate menzioniamo: Carla Fracci, Nora Jounblatt, Licia Colò, Piero Angela, Alvaro Morales e Riccardo Valentini.

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