a cura di Susy Toma (fonte: RivistaNatura.com)

I venti del deserto portano ancora oggi con sé “nuvole” di milioni di insaziabili locuste che distruggono ettari di raccolto in poco tempo; all’arrivo degli ortotteri, le coltivazioni subiscono violente devastazioni capaci di portare alla fame interi villaggi e comunità umane in tutto il mondo, dalla Penisola Arabica all’India, dalla Bolivia all’Argentina, dal Madagascar alla Russia.

Insetti insaziabili
Le specie che arrecano i maggiori danni alle coltivazioni sono la locusta del deserto (Schistocerca gregaria), la Schistocerca cancellata, che colpisce in sud America, e la Locusta migratoria. Le locuste sono così dannose perché polifaghe, si nutrono cioè di differenti specie vegetali, ne mangiano non solo le foglie ma anche i frutti, i germogli e i semi, radendo al suolo intere piantagioni; tra le coltivazioni maggiormente colpite troviamo quelle più importanti per la salute dell’uomo: il mais, il riso, l’orzo, il sorgo, la canna da zucchero, il cotone, la palma da dattero, il banano, le distese di erba, il grano, solo per citarne alcune.

Una fonte importante di proteine
Molti studiosi sono al lavoro per individuare, e quindi ostacolare, i meccanismi con cui le cavallette si uniscono in sciami, per prevederne le migrazioni – che seguono l’andamento delle piogge e dei mutamenti climatici – oppure per trovare sostanze naturali sostitutive dei pesticidi per debellarle.
Tuttavia, in molti paesi africani e asiatici le cavallette costituiscono anche una risorsa dalla notte dei tempi. I pastori e i contadini hanno saputo convivere con la calamità naturale nel modo più semplice, cioè cibandosene nei periodi di carestia. Dal Rwanda allo Yemen, dal Nepal Indonesia ma anche in Messico e in Thailandia vengono servite locuste, cavallette e grilli in tutte le salse, buone come le patatine fritte, dicono, preparate come spiedini o arrostite o trifolate, in tortillas piccanti, in padella o alla piastra.

Gli insetti, in particolare locuste e grilli, hanno un contenuto proteico importante, paragonabile a quello della carne. Gli studiosi stanno concentrando gli sforzi delle loro ricerche nella valutazione degli elementi nutritivi presenti nelle varie specie per capire se l’organismo umano sia in grado di assimilare bene le proteine e il ferro che contengono.

Dunque, cibo abbondante e proteico, ricco di fibre, colesterolo buono, vitamine e minerali… chissà che la soluzione al flagello non sia proprio da ricercare nel piatto!

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