a cura di Nicoletta A.  (fonte: SoloEcologia.it)

Economia circolare (Circular Economy) è il nome con cui si descrive un modello economico che si contrappone all’economia lineare, quella basata sul paradigma: prendere-trasformare-buttare (in inglese, Take, Make, Dispose). Due sinonimi di facile comprensione sono economia del riciclo ed economia rigenerativa: infatti in questa visione economica i rifiuti divengono una preziosa fonte di materie prime da inserire nei cicli produttivi. Il paradigma diventa quindi prendere-trasformare-buttare-prendere-trasformare-buttare-prendere… e così via, all’infinito (laddove possibile).

La necessità di rigenerare gli scarti non è più rinviabile, visto l’attuale sfruttamento del Pianeta, finora usato quasi esclusivamente in base ad un modello lineare. Nonostante gli sforzi, a oggi nell’area OCSE l’80% dei materiali acquistati dal pubblico finisce la vita nelle discariche, nelle falde acquifere e negli inceneritori. In altri termini, non sono nuovamente utilizzabili; le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento dei costi di produzione, riduzione dei margini di guadagno per i produttori, domanda in continua decrescita, volatilità estrema nei prezzi delle materie prime e soprattutto costi ambientali altissimi (che includono non soltanto il famoso effetto serra e le conseguenze dell’inquinamento sulla salute umana, ma anche i costi indiretti derivanti da smaltimento, certificazioni e controversie legali). Il passaggio da un modello di economia lineare a uno circolare non è semplice perché richiede una progettazione su ogni anello della catena produttiva, a partire dalla formazione degli operatori per terminare con i servizi di customer care. Eppure, la circular economy, oltre a costituire un passo avanti verso un’economia più sostenibile, ripaga le aziende che la scelgono: con il recupero dei rifiuti si riducono i costi di acquisto delle materie prime, quelli di trasporto, i consumi di energia. Migliora l’immagine aziendale e aumenta il potere contrattuale.

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Siamo giunti alla conclusione di un impegno, durato quasi un anno, che tra qualche giorno ci porterà al Campidoglio di Roma. Anche questa volta ci siamo trovati in prima linea in molte situazioni ambientali critiche: dall’aumento delle temperature dell’atmosfera terrestre indotto dal continuo apporto dei gas serra, alla fusione dei ghiacci del Polo Nord, dagli incendi che hanno devastato importanti foreste del nostro pianeta, alla plastica che soffoca oceani e mari interni.

Il premio "Io faccio la mia parte" ("We are doing our part" nella versione internazionale) è un riconoscimento erede del premio "Un Bosco per Kyoto", quest'ultimo nato in Italia nel 2005 e quasi sempre celebrato nella prestigiosa sala della Protomoteca in Campidoglio (Roma). Nell’albo doro delle personalità premiate menzioniamo: Carla Fracci, Nora Jounblatt, Licia Colò, Piero Angela, Alvaro Morales e Riccardo Valentini.

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