Non si può parlare di clima senza fissare due fondamentali parametri di riferimento: lo SPAZIO e il TEMPO

A cura di Vincenzo Ferrara

Il negazionismo climatico e le bufale sul clima si basano sulla confusione che ingenui “ignoranti”, ma più probabilmente abili mistificatori e “mercanti della disinformazione”, operano sull’opinione pubblica, mescolando ad arte la climatologia con la meteorologia.

C’è chi si affaccia alla finestra di casa, vede che piove sul suo cortile e pensa che stia piovendo in tutto il mondo e magari che si tratta di precipitazioni che andranno avanti per settimane, per mesi o per tutto l’anno. C’è chi, come il presidente Trump, vede un’ondata temporanea di freddo sopra alcuni degli Stati USA e pensa che si tratta della dimostrazione di una glaciazione globale, ormai proiettata nelle future ere geologiche.

Vale la pena ricordare che clima e tempo sono due cose profondamente diverse. Il tempo è quello che si vede appunto fuori dalla finestra. Ma si tratta del tempo locale. Se fa freddo a Sesto Calende, piuttosto che a Forlimpopoli o a Portopalo di Capo Passero, non vuol dire che fa freddo in tutto il mondo (estrapolazione spaziale) e nemmeno che stiamo andando verso una glaciazione (estrapolazione temporale). Un temporale eccezionale sul Sahara non significa che il clima del deserto stia diventando umido e che la distesa di sabbia tornerà ad essere una savana (estrapolazione spazio-temporale).

Vale la pena, poi, stare molto attenti ad un certo uso disinvolto delle statistiche meteorologiche per rappresentare il clima di una data città, statistiche che poi sono confrontate con le medie globali e con tendenze secolari. Condizioni meteorologiche persistenti su una certa regione vengono confuse con situazioni climatiche, oppure temporanee anomalie meteorologiche di questa o quella località, con i cambiamenti climatici.

Il clima è un animale molto complicato e ben diverso. Il clima è l’equilibrio energetico del sistema climatico, dove nel sistema climatico entrano: l’atmosfera, gli oceani, la biosfera e la geosfera terrestre (compresa la criosfera) ed entrano anche alcuni cicli fondamentali che permettono la circolazione dell’energia, quali in ciclo dell’acqua ed il ciclo del carbonio. Ma non è facile valutare questo equilibrio energetico.

La terra è sferica, la superficie terrestre non è omogenea. Suolo, atmosfera ed oceani si comportano molto diversamente nei confronti dell’energia solare assorbita e riemessa. Poi, a complicare il tutto ci sono i flussi di energia biochimica e delle biomasse, le perturbazioni energetiche di composti minoritari aeriformi, di aerosol ed inquinanti atmosferici e marini, ecc.

Tutti questi processi di assorbimento e di trasformazione energetica non avvengono simultaneamente: alcuni hanno tempi brevi, altri lunghi; alcuni interessano zone circoscritte, altri possono riguardare l’intero pianeta. Per valutare l’equilibrio energetico e, quindi, il clima, si devono necessariamente fissare due fondamentali parametri di riferimento: lo SPAZIO e il TEMPO, dal momento che l’equilibrio cambia continuamente e non è lo stesso in tutte le zone della superficie terrestre o in qualsiasi periodo di tempo.

Quando si parla di riscaldamento globale, ci si riferisce alla variazione dell’equilibrio energetico medio del sistema climatico globale, equilibrio riferito a tutta la superficie terrestre (SPAZIO) e per tempi che vanno dai decenni ai secoli ed oltre (TEMPO).

Ebbene questo equilibrio energetico complessivo del nostro pianeta, negli ultimi 200 anni è stato perturbato. C’è una quantità di energia in più derivante dal maggiore assorbimento da parte di alcuni gas serra che le attività umane hanno aggiunto all’atmosfera, cambiandone la sua composizione. Tale energia in più si chiama “effetto serra aggiuntivo”, che si somma al “effetto serra naturale” che il nostro sistema climatico terrestre possiede naturalmente per le sue caratteristiche (fisiche, geologiche, astronomiche, ecc.)

Poiché esiste una quantità di energia aggiuntiva nel sistema climatico terrestre, i processi di dissipazione energetica sono maggiori e si manifestano con due principali forme di trasformazione energetica: in parte come energia termica, vale a dire come surriscaldamento climatico globale (atmosfera ed oceani), ed in parte come energia meccanica e termodinamica, vale a dire come intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi, ma anche (insieme al calore) come variazione delle correnti oceaniche, della natura e caratteristiche della geosfera, ecc.

Confrontare la situazione meteorologica dei giorni scorsi a Montreal, o a Kuala Lumpur o a Milano, con il riscaldamento climatico globale equivale a confrontare quantità di energia, di cui una (quella a scala locale) è centinaia di migliaia di volte inferiore dell’altra (quella a scala globale).

Confrontare il clima dell’intera Italia con quello del pianeta Terra equivale mettere a confronto una quantità di energia che è meno di un millesimo dell’altra. Una cosa è certa: gelo e nevicate eccezionali, come le ondate di caldo torrido, e come l’estremizzazione di altri fenomeni (alluvioni, siccità, temporali cicloni, ecc.) confermano (non smentiscono) il riscaldamento del sistema climatico globale.

La confusione, insomma sta fra climatologia e meteorologia e questa confusione, purtroppo, regna sovrana e viene abilmente strumentalizzata dai negazionisti, facendo leva sulla buona fede della gente, ma soprattutto sull’ignoranza scientifica o sulla mala fede di certi giornalisti.

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L'IPCC (International Panel on Climate Change), il principale Organismo internazionale per le valutazioni sui cambiamenti climatici, afferma che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni inquinanti che vanno azzerate entro il 2050, altrimenti non riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro +1,5°.

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