a cura del Prof. Luigi Campanella

Ognuno di noi può fare tantissimo per preservare i 100 miliardi di neuroni accolti nella scatola cranica e tutelarli dall’ombra del decadimento cognitivo.

A prendersi la briga di mettere a punto questo protocollo “anti-Alzheimer” è stato il dottor Dale E. Bredesen, del Buck Institute for Research on Aging, in California, tra i massimi esperti mondiali nel settore delle malattie neurodegenerative, leader europeo nei servizi di assistenza e cura alla popolazione anziana e fragile.

In Italia sono circa 600 mila i malati di Alzheimer, pari al 4% della popolazione over 65. Non si tratta più di rassegnarsi al declino cerebrale, spiega il dottor Ianes, “ma grazie a un preciso piano d’azione diventa possibile contrastare le neuro-minacce, che generano alla lunga la demenza”.

Le mosse vincenti sono molteplici. La dieta, innanzitutto deve prevedere un po’ di digiuno (di almeno 12 ore: se si termina di cenare alle 20, al mattino successivo basta fare colazione alle 8, e poi verdure a volontà, crude e cotte e di tutti i colori.
Carne bianca-rossa e pesce non sono mai portate principali. L’attività fisica? Aerobica e da sforzo, 30-60 minuti da cinque a sei volte la settimana. Si consiglia di dormire otto ore per notte. E contro i morsi dello stress ben vengano meditazione, yoga, musica e respirazione diaframmatica. Ottimizzate con l’aggiunta di un robusto ventaglio di sostanze ed erbe: dalle vitamine (B, C, D e E) al resveratrolo (l’antiossidante presente nella buccia dell’acino di uva), dagli acidi grassi omega 3 fino alla curcuma (un grammo due volte al giorno). E poi stimoli all’ennesima potenza. Leggere, dipingere, suonare uno strumento, dedicarsi allo studio di una lingua straniera, risolvere cruciverba, apprendere le tecniche della fotografia, imparare ad usare il computer, visitare i musei della città. Estendere ogni giorno la curiosità al mondo che ci circonda, attiva le sinapsi, incrementa cioè i collegamenti tra neurone e neurone.

Nel frattempo la ricerca base, in parallelo, avanza alacremente per incentivare la diagnosi precoce e cogliere nuove strade terapeutiche.

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