Commissione UE chiede all’Italia di modificare la normativa sulle acque

La Commissione europea invia un secondo parere motivato all’Italia affinché adatti la normativa nazionale alle norme europee di tutela delle acque. L’eurodeputato Andrea Zanoni: “Ci sono già 22 procedure d’infrazione ambientali aperte ai danni dell’Italia. Subito misure che tutelino bacini e falde acquifere”.
Il governo italiano allinei subito la propria normativa sulle acque alle norme dell’UE. Non possiamo permetterci né che la qualità delle nostre risorse idriche peggiori ulteriormente né tanto meno l’ennesima infrazione ambientale”. E’ il commento dell’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, al richiamo europeo rivolto all’Italia.
“Ad oggi risultano 22 le procedure d’infrazione in campo ambientale aperte nei confronti dell’Italia. Il governo prenda quelle misure volte a proteggere i nostri bacini idrici e le falde acquifere sotterranee troppo spesso a rischio inquinamento per discariche e interventi di costruzione non opportunamente regolati”, aggiunge l’eurodeputato.
Dopo aver rilevato una serie di problemi in occasione dei controlli della conformità effettuati nel 2009, nel maggio 2010 la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, cui ha fatto seguito un parere motivato nel marzo 2012. Benché molti dei problemi allora rilevati siano stati nel frattempo risolti, è stato trasmesso all’Italia un parere motivato complementare sui requisiti minimi in base ai quali i programmi devono riguardare le fonti diffuse che possono provocare un inquinamento delle acque e sulle misure di prevenzione o controllo dell’immissione di inquinanti (Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE). Se l’Italia non si conformerà alla direttiva potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

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