a cura di Giorgio Giannini

Una buona notizia!

Finalmente possiamo iniziare l’anno con una buona notizia. Le norme che mettono al bando l’uso di microplastiche nei cosmetici sono state inserite in un emendamento della legge finanziaria. Questo emendamento sancisce, a partire dal 2019, lo stop ai cotton-fioc non biodegradabili e introduce dal 2020 il divieto di produrre e mettere in commercio cosmetici contenenti microplastiche, che, come abbiamo fatto notare su queste pagine, costituiscono un problema ambientale sempre più grave.

Microsfere di plastica, costituite principalmente di polietilene o polistirene, sono sempre più presenti in molti prodotti cosmetici e per la cura del corpo come dentifrici, lozioni, saponi e creme per il corpo. Vengono utilizzati come esfolianti abrasivi nel caso di creme o per dare corposità o colore ai dentifrici. I produttori usano le microsfere perché possono essere realizzate in misure uniformi di dimensioni e di durezza: cosa più facile, e soprattutto meno costosa, che usare prodotti naturali come argilla, pomice o gusci di noce tritate. Il problema è che questi prodotti, non biodegradabili e dannosi per l’ambiente, vengono usati giornalmente da milioni di persone per finire poi, attraverso le acque di scarico delle nostre case, fino ai depuratori nelle nostre città e da qui nei nostri fiumi e mari.

Questo è un problema che ci tocca da vicino più di quanto pensiamo: l’Italia è leader mondiale nella produzione di tali prodotti. Nel nostro Paese infatti si produce oltre il 60% del make-up mondiale.

Queste microplastiche, che vengono intenzionalmente prodotte con tali dimensioni, sono dette microplastiche primarie. Negli articoli precedenti avevamo messo in risalto come queste, una volta immesse nell’ambiente, siano sottoposte a processi di degradazione meccanica, chimica o biologica che verosimilmente possono condurre alla formazione di nano particelle di plastica con dimensioni più piccole di 100 nanometri, che non farebbero altro che aumentare i rischi ambientali dovuti alla loro presenza. Infatti la natura idrofobica della loro superficie, assieme alle ridottissime dimensioni, molto più piccole di quelle di una cellula e degli altri organi contenuti in essa, fanno sì che tali nano particelle possano facilmente attraversare la membrana cellulare, con un conseguente effetto citotossico molto elevato, confermato da molti studi. A causa di metodologie non ancora condivise e analisi complicate, la rilevazione del grado di rischio delle nano plastiche nei sistemi naturali è ancora molto sottostimato, ma molte pubblicazioni incominciano a delinearlo sempre di più.

E’ di questi giorni un articolo che evidenzia come già all’interno di vari campioni di crema esfoliante per il viso contenenti microsfere di plastica sono state rilevate nano particelle di plastica con dimensioni comprese tra 20 e 50 nanometri. Ancora prima di essere rilasciate nell’ambiente!

Sono state comprate ed analizzate tre diversi tipi commerciali di creme esfolianti, contenenti microsfere di plastica di polietilene con un diametro di 0.2 mm. I campioni sono stati diluiti in acqua ultrapura per abbassare la loro viscosità ed infine sottoposti a cinque filtrazioni sequenziali sempre più fini in modo da eliminare tutte le particelle con dimensioni maggiori di 100 nanometri. Il “nanomateriale” raccolto in questo modo è stato sottoposto ad analisi tramite microscopio elettronico e tecniche spettroscopiche che hanno evidenziato come queste nanoparticelle sono costituite di polietilene e provengono dalle microsfere di plastica contenute nella crema e non da tutti gli altri diversi ingredienti che la compongono.

La sorgente di tali nanoparticelle non è ancora certa, ma la causa più probabile della loro formazione potrebbe essere individuata durante la preparazione dei cosmetici. Nella fase di miscelazione degli ingredienti di base si utilizza un sistema che, tramite un mixer ad altissima velocità, produrrebbe un’intensa abrasione meccanica tra le microsfere con conseguente frammentazione di queste in particelle più piccole!

Anche durante l’applicazione di queste creme sul viso si produce una abrasione meccanica che probabilmente determina una facilitazione nell’assorbimento del materiale nanometrico che viene applicato direttamente sulla pelle, con potenziali effetti negativi. E’ già noto, da alcune pubblicazioni scientifiche, che l’effetto del polietilene su molti organismi acquatici è dannoso, per cui è necessaria e doverosa un’ulteriore sperimentazione scientifica!

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Il primo a lanciare l’idea di un micro-chirurgo introdotto nel corpo umano e trasportato dal sangue ai vari organi fu il fisico Richard Feynman. In una conferenza di fine 1959. Il futuro premio Nobel considerò la "fantasia d’ingoiare il chirurgo" come un’ipotesi realistica.

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