a cura di Giorgio Giannini

Misurare per credere

Il fisico inglese William Thompson, meglio conosciuto come Lord Kelvin, da cui ha preso il nome la scala Kelvin delle temperature, diceva “Ogni qual volta vi è possibile misurare ed esprimere per mezzo di numeri l’argomento di cui state parlando, voi conoscete effettivamente qualcosa. Quando ciò non vi è possibile, o non ne siete capaci, la vostra conoscenza è, da un punto di vista scientifico, scarsa o insoddisfacente.”
Guidato da queste parole mi sono deciso a fare anche io la mia parte per cercare di misurare sperimentalmente il fenomeno delle micro e nanoplastiche. Ho preso un portacampione per microscopio elettronico, su cui avevo messo del nastro di rame adesivo, e premendolo sul pavimento ho raccolto un campione vicino ai miei piedi: non vorrei suscitare il risentimento e le ire di mia moglie, che pulisce in media una volta al giorno, ma il risultato è abbastanza preoccupante. Le fotografie, che ho realizzato a vari ingrandimenti, non fanno che confermare i timori che avevamo messo in risalto negli articoli precedenti, anche se si tratta di una sola prova: ormai siamo circondati da microfibre di plastica e da queste si producono per conseguenza nano particelle di plastica. Ho iniziato con una foto “panoramica” con un ingrandimento di 25 volte, definito anche dalla barra di riferimento di 2mm, come vedete quello che a noi sembra vuoto e pulito in realtà è molto pieno di cose che non sono per niente attraenti! Tuttavia quello che colpisce subito è la quantità di microfibre presenti.

nanoplastiche 01

Possiamo fare una stima approssimata della quantità di fibre osservando la barra di 2mm che indica le dimensioni del campione contando così almeno 20 micro fibre distribuite in un’area di circa 20 mm2 . Naturalmente non tutte sono di origine sintetica ma considerando che ormai in tutti i nostri tessuti le fibre organiche naturali sono in minoranza possiamo desumere che almeno metà delle fibre che vediamo sono sintetiche e facendo una debita proporzione si ottiene una popolazione di circa 500.000 fibre per ogni metro quadrato della nostra casa! Fibre che andranno inevitabilmente disperse in aria prima e in acqua poi.

Andando ad un ingrandimento di 270 volte, possiamo notare meglio la struttura di queste microfibre che si presentano come dei nastri arrotolati su se stessi la cui lunghezza è dell’ordine dei millimetri ma lo spessore, confrontato con la barra di riferimento, incomincia a diventare veramente piccolo dell’ordine dei 8-10 micron tipico delle fibre sintetiche.

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Nella foto seguente, arriviamo ad un ingrandimento di circa 500 volte, la barra di misura indica i 100 micron che per capirci è lo spessore di un nostro capello, ormai queste fibre sono invisibili ad occhio nudo ma ci sono e alcune di queste cominciano a presentare un certo “spelacchiamento”.

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Nella foto seguente, aumentando l’ingrandimento, si nota ancora di più questo fenomeno. Le microfibre mostrano il loro lato più preoccupante: la degradazione meccanica produce delle microfibre ancora più piccole.
Noi possiamo apprezzarle fino ad una frazione di micron, poi entriamo nel campo nanometrico ed il nostro strumento non è più capace di rilevarle! Non sappiamo vederle e contarle e con buona pace del nostro Lord Kelvin non possiamo fare più scienza.

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