a cura del Prof. Luigi Campanella

Le bacche di Goji sempre più spesso si vedono sulle tavole italiane: mancano ancora certezze scientifiche, ma i nutrizionisti concordano sul fatto che si tratti di alimenti interessanti, che prevengono l’invecchiamento cellulare.

Più dubbie, invece, sono le presunte capacità di far dimagrire, visto che sono comunque ad alto potenziale calorico. Un etto di bacche di Goji, infatti, contiene più di 300 calorie. Questo è anche il verdetto della dottoressa Valeria Lagattolla, medico specialista in Scienza dell’alimentazione e presidente della sezione pugliese dell’ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica.

Vengono dalla Cina, o meglio dalla Mongolia, sono rosse, di norma sono vendute disidratate, si mangiano da sole, con lo yogurt o in insalata, contengono carotenoidi in ottima concentrazione, il che significa alto potere antiossidante, dunque capacità di prevenire i danni che i radicali liberi possono provocare alle nostre cellule.
La concentrazione di polifenoli, polissacaridi, carotenoidi, amminoacidi essenziali, vitamine del gruppo C ed E, ferro, zinco, manganese in queste bacche è pressoché unica. Queste bacche rosse appartengono alla famiglia della solanacee, la stessa delle melanzane, dei pomodori e dei peperoni.

bacche di goji

Ad ogni modo c’è un alimento che in questo momento rischia addirittura di battere le bacche di Goji per fama ed efficacia: la curcuma. Si tratta di una spezia dell’Asia sud-orientale, di colore giallo-arancione, molto utilizzata nella cucina indiana. Secondo i nutrizionisti, il suo potere antinfiammatorio e antiossidante ha ormai acquisito una certa evidenza scientifica. Qualcuno l’ha perfino definita “spezia delle meraviglie” e sostiene che un cucchiaio di curcuma al giorno (dai 3 ai 5 grammi) aiuti a combattere infiammazioni e dolori dell’organismo. Tutto grazie al suo principio attivo numero uno: la curcumina. Unica avvertenza: per rendere l’azione della curcuma più efficace (vale a dire meglio assorbibile), è bene assumerla con un pizzico di pepe nero.

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Il modo più efficace per prevenire i problemi della tiroide – dice Massimo Tonacchera, professore associato di Endocrinologia e coordinatore nazionale Comitato della prevenzione della carenza iodica – è assumere iodio in quantità adeguate; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei.

Dopo la Spagna tocca all’Italia. E infatti nel nostro Paese sono stati registrati alcuni casi di intossicazione da tonno in scatola nel Lazio, in Basilicata, Puglia e Veneto. Dopo le segnalazioni è intervenuto il Ministero della Salute che ha richiamato alcuni tranci. Tutta colpa dell’istamina, presente a livelli superiori rispetto a quanto previsto dalla legge.

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