L’Italia candidata ad ospitare la COP26

a cura di Alfonso Navarra

In Polonia si è tenuta una conferenza poco ambiziosa e di compromesso, ma poteva andare peggio. Ancora pochi i fondi stanziati per la lotta al cambiamento climatico e paesi produttori di petrolio impegnati nel boicottaggio. Del resto, il fatto che la COP24 si sia tenuta proprio in Polonia (che ricava dal carbone l’80% della sua energia), nella regione carbonifera della Slesia, non era di buon auspicio. Clima, disarmo, pace, giustizia sociale, conversione ecologica sono temi sempre più interconnessi.

L’Italia, rappresentata dal ministro Sergio Costa, si è schierata in campo internazionale con i più “ambiziosi”, candidandosi per la COP26.

Il presidente polacco balla di gioia: può continuare a sfruttare il suo carbone. La presidente delle Maldive piange: “Ci avete condannato all’estinzione!”.

A Parigi la COP21 si era presa un giorno in più per varare l’accordo globale sul clima (il 12 dicembre 2015). Non desti scandalo dunque se alla COP24 di Katowice i governi hanno prolungato i negoziati al Palazzo dello Spodek fino al 15 dicembre (dovevano concludersi il 14) per le regole di attuazione di quello storico accordo.

L’impegno di Parigi è mantenuto nel “Rulebook”, che dovrà essere messo in pratica nel 2020 (forse alla COP26 che terremo in Italia: il ministro dell’ambiente Costa ha candidato il nostro Paese ad ospitarla).
Si tratta in particolare dei criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica (CO2) e valutare le misure per contrastare scientificamente il cambiamento climatico dei singoli paesi.
Questa uniformità dei criteri di stima è indispensabile per procedere alla revisione degli impegni nazionali “autodeterminati” nel taglio della CO2 – i cosiddetti NDCs (Nationally Determined Contributions) – che dovrà essere decisa, appunto, nel 2020. Si dovrebbe passare in quella sede dalle quote volontarie alle quote obbligatorie, una volta preso atto che le prime sono insufficienti: vedi ultimo rapporto dell’IPCC (*).

(*)L’IPCC (International Panel on Climate Change), il principale Organismo internazionale per le valutazioni sui cambiamenti climatici, afferma che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni inquinanti che vanno azzerate entro il 2050, altrimenti non riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro +1,5°C.

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