a cura del Prof. Ezio Gagliardi

La mutazione dominante D614G del virus Sars Cov 2 che imperversa nel mondo risulta più trasmissibile: quali possono essere le conseguenze?

Dall’inizio della Pandemia da SARS-CoV-2 abbiamo assistito a moltissime mutazioni del virus cosiddetto primitivo, quello isolato a Wuhan nel Dicembre 2019, le quali in linea di massima potrebbero aiutare il virus a riprodursi, altre potrebbero ostacolarlo.

Delle migliaia di mutazioni testate dai ricercatori in tutto il mondo, una sola sembra aver preso il sopravvento: la mutazione D614G.
Possiamo affermare che in presenza di basso livello di immunità naturale, assenza di vaccino e farmaci poco risolutivi, viene a mancare la forza necessaria per farlo modificare in maniera adattativa.
La cosa interessante, ma anche preoccupante, è la presenza di una mutazione molto diffusa, chiamata D614G, presente nel 97% dei campioni testati in tutto il mondo,  dovuta alla sostituzione di un aminoacido nella proteina Spike, che media il riconoscimento del recettore e la fusione del virus con la cellula ospite. Questa mutazione è prevalente in tutto il mondo, fuorché in Cina, e aiuta il virus ad entrare nelle nostre cellule.

Un numero crescente di virologi, come il Dr. Thushan de Siva (Università di Sheffield), affermano che tale versione del virus ha un enorme vantaggio selettivo, data l’alta trasmissibilità (infettività).
L’alta infettività è stata dimostrata in laboratorio dai ricercatori Hyeryun Choen e Michael Farzan dell’università della Florida.
L’alta trasmissibilità è stata dimostrata dal Prof. Neville Sanjana che ha confrontato tale mutazione con quella presente all’inizio a Wuhan inoculandoli in cellule umane, dimostrando che i virus D614G erano più trasmissibili, cioè infettavano un maggior numero di cellule a parità di carica infettante.

Una svolta nella conoscenza della relazione tra proprietà patogenetiche del virus e mutazione D614G è avvenuta ad opera di alcuni recenti lavori pubblicati preliminarmente su bioRxiv e non ancora sottoposti a revisione (Daniloski et al., Hu et al., Ozono et al. e Zhang et al.). Essi affermano che la mutazione della proteina Spike aumenta la concentrazione del virus all’interno delle cellule e quindi la sua infettività. L’aumento di infettività del virus non è dovuto a un aumento dell’affinità di legame per il recettore ACE2 delle cellule dell’ospite, ma piuttosto a una più efficiente fusione tra il virus e la cellula ospite.

Un altro aspetto preoccupante del virus mutato in D614G è il suo comportamento nei confronti degli anticorpi prodotti dalle persone infettate. Si è infatti osservato che la posizione D614G fa parte di una delle porzioni della proteina Spike contro cui si formano e a cui si legano gli anticorpi anti-Spike (Koyama et al., 2020); infatti è stato riportato, ancora una volta in forma non revisionata, che gli anticorpi prodotti da pazienti infetti nei confronti del virus D614G sono meno efficaci nel neutralizzare il virus rispetto a quelli prodotti nei confronti del tipo originario cinese, D614. Questa osservazione suggerisce che la mutazione D614G si sia diffusa anche come effetto della minore pressione selettiva esercitata dagli anticorpi dell’infettato, nei confronti dei quali la mutazione fornisce al virus una maggiore sopravvivenza rispetto al tipo originario cinese.

Da un punto di vista di sanità pubblica, in relazione al tipo di virus circolante in Italia prevalentemente il D614G, è evidente che la sua elevata infettività e trasmissibilità ha prodotto numerosi focolai di infezione sorti anche in aree con una storia di bassa prevalenza di soggetti positivi al virus (vedi le regioni del sud-Italia), una volta che sono venute meno i divieti del lockdown.

Riflessioni sulla situazione italiana

I numerosi focolai che si stanno sviluppando in Italia sono dovuti prevalentemente al non rispetto delle regole riguardanti il distanziamento, l’uso delle mascherine e il sovraffollamento delle spiagge, punti di ristoro e di intrattenimento, dovuti verosimilmente da una parte alla condotta inconsapevole e irresponsabile dei giovani e dalla mancanza di controlli da parte degli adulti e delle autorità competenti.

L’esposizione mediatica è tutta rivolta verso i probabili vaccini alcuni probabilmente pronti per l’autunno (Cina e Russia), altri per l’inizio del 2021; nessuno affronta il problema come migliorare la nostra difesa contro il virus SARS-CoV-2, attraverso l’alimentazione, l’uso di pre e probiotici, al fine di ottimizzare il nostro sistema immunitario.

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