Correlazione tra fitofarmaci e rischio diabete

Correlazione tra fitofarmaci e rischio diabete

da Teatro Naturale

Uno studio di ricercatori greci, sulla base dei dati di altri studi precedenti, ha trovato una correlazione tra l’esposizione a fitofarmaci e il diabete. La lista dei principi attivi sotto esame è lunga: clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb.

E’ molto difficile stabilire un rapporto causa-effetto tra l’esposizione a determinate sostanze e l’insorgenza di una patologia. Quelli raccolti da ricercatori greci, sulla base di dati di studi scientifici precedenti, sono però indizi molto solidi.

Nel corso del 51esimo Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), in corso a Stoccolma, sono stati presentati due studi che mettono sotto esame molti principi attivi: clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro, Hcb, Pcb.

pesticidi

Il primo lavoro è una revisione di 21 ricerche per un totale di quasi 67 mila persone, condotta da Giorgios Ntritsos dell’università di Ioannina in Grecia, e Ioanna Tzoulaki ed Evangelos Evangelou dell’Imperial College di Londra. Il secondo, ancora a firma greca, è stato illustrato da Leda Chatzi dell’università di Creta a Heraklion e ha coinvolto circa 640 donne arruolate mentre aspettavano un bambino.
Fra gli studi esaminati nella metanalisi, 12 riguardavano il diabete 2 mentre gli altri non specificavano il tipo considerato; quasi in tutti l’esposizione ai pesticidi è stata valutata con l’esame di sangue o urine. Questo fattore di rischio ambientale è risultato correlato a un +61% delle chance di ammalarsi di una forma diabete, e a un +64% delle probabilità di diabete tipo 2.
Questa revisione sistematica – commentano gli scienziati – sostiene l’ipotesi che l’esposizione a vari pesticidi aumenti il rischio di diabete”, e ciò vale indipendentemente dall’entità dell’esposizione o dal tipo di studio esaminato. “Alcuni pesticidi sono risultati più pericolosi di altri, in particolare clordano, ossiclordano, trans-nonacloro, Ddt, Dde, dieldrina, eptacloro e Hcb”.

La seconda ricerca, quella sugli inquinanti organici persistenti (Pop) e le madri in gravidanza, è nata perché lavori condotti sugli animali mostravano che l’esposizione a queste sostanze è legata al diabete 2 ed altri disturbi metabolici, ma non al diabete gestazionale. Correlazione che risulta invece dallo studio sugli esseri umani: con la spettrometria di massa gli autori hanno dosato le concentrazioni di Pcb, Dde e Hcb nel siero delle donne nel primo trimestre di attesa, e un’eventuale condizione di diabete gestazionale è stata valutata nelle future mamme dalla 24esima alla 28 settimana. Il 7% del campione aveva sviluppato la malattia, e gli scienziati hanno calcolato che “un aumento di 10 volte nell’esposizione totale a Pcb si associa a un rischio di diabete gestazionale 4,4 volte maggiore“. Nessun incremento significativo è emerso dall’esposizione a Dde e Hcb.
“Considerando che vari Paesi del mondo stanno assistendo a una sempre maggiore prevalenza di diabete gestazionale – osservano i ricercatori – queste evidenze sono importanti in un’ottica di salute pubblica, per migliorare la conoscenza dei fattori di rischio sui quali agire per cercare di invertire il trend. Il nostro prossimo passo – annunciano – sarà valutare se l’esposizione ai Pop ‘nel pancione’ è associata ad alterazioni nel metabolismo del glucosio e a diabete tra i bimbi nei primi anni di vita”.

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