Costa Rica: 65 anni fa

Costa Rica: 65 anni fa

Costa Rica: 65 anni fa

di Gianfranco Pani (Area internazionale AK)

Il primo dicembre di sessantacinque anni fa “Don Pepe” colpiva con una mazza uno dei merli della caserma Bellavista, esprimendo il desiderio di pace di un paese che aveva visto morire più di 2000 dei propri cittadini per la guerra civile che per un anno lo aveva insanguinato. Don Pepe era figlio della povertà europea dell’inizio del secolo XX che aveva obbligato i suoi genitori a prendere la via dell’emigrazione, ad abbandonare un borgo sperduto nelle montagne del pre-pireneo catalano per cercare fortuna in una piccola repubblica del Centro America, il cui nome evocava, in quegli anni, solamente banane e caffè. José Figueres Ferrer (questo il suo nome) e, con lui, i rappresentanti della società civile della Costa Rica erano arrivati alla conclusione che le armi e le guerre non erano strumenti adatti alla soluzione dei conflitti, ma, soprattutto, non erano gli strumenti utili alla costruzione della coscienza civile, del progresso economico, dell’uguaglianza fra i cittadini e dello Stato di Diritto. Fu così che la mattina del primo gennaio del 1948, un gesto di enorme valore simbolico mise fine all’esistenza, nel piccolo stato di Costa Rica, a un’istituzione che tutti i paesi del mondo, da Nord a Sud, considerano, e hanno sempre considerato, intoccabile: l’Esercito. Costa Rica, la sua gente, la sua classe dirigente e il suo Presidente Josè Figueres Ferrer rinunciavano per sempre alle Forze Armate e iniziavano un largo cammino verso la creazione di una Stato attivamente neutrale, impegnato nella difesa del Diritto Internazionale e dedicato a promuovere, a livello planetario, la Cultura della Pace. Come non ricordare la frase di Gandhi: “Non c’è un cammino alla pace, la pace è il cammino”?
Sessantacinque anni dopo, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma hanno riecheggiato quelle stesse frasi, espressione di quegli stessi principi. E la prospettiva del tempo trascorso permette oggi di capire, ancor di più, la lungimiranza di un “idealista pragmatico o un pragmatico idealista”, secondo le parole di Muni Figueres, la figlia di Don Pepe, nell’attualità Ambasciatrice di Costa Rica negli USA. E’ con la prospettiva che ci offrono gli anni trascorsi, infatti, che possiamo capire che ciò che sembrava un piccolo gesto simbolico, destinato alla gente di un piccolo paese del Centro America, si è rivelato un grande messaggio indirizzato all’umanità. A tutta l’umanità. Non sarà certamente con le guerre, con l’uso indiscriminato della forza che risolveremo i nostri problemi di cittadini di un pianeta che si avvia, ogni giorno di più, verso una catastrofe ambientale. Non sarà certamente con i budget multimilionari destinati agli eserciti che si raggiungerà la vera giustizia sociale. Non sarà certamente mantenendo la differenza fra paesi “grandi” (ma in che cosa lo sono?) e paesi “piccoli” (che sistematicamente ci danno lezioni su come fare bene le cose), che si eviteranno le grandi crisi sociali che stanno costellando il pianeta di dramma e distruzione. Forse è arrivato il momento di riconoscere, con tutta l’umiltà del caso, che non siamo stati pragmatici e, soprattutto, non siamo stati sufficientemente idealisti. Non abbiamo creduto, come credette 65 anni fa José Figueres Ferrer, che è molto più importante il bisturi del chirurgo che la spada del militare. Che è molto più importante prestare attenzione al “corpo sociale” che non ai sintomi del conflitto. Che è molto più importante destinare le nostre risorse (limitate, e, pertanto, bisognose di un uso oculato) allo sviluppo di settori come l’educazione, la salute e il benessere dei cittadini. Tutto questo senza dimenticare, come ha magistralmente indicato Muni Figueres, il principio del risparmio di queste stesse risorse e di lotta agli sprechi.
Noi di Accademia Kronos non possiamo che essere grati all’Ambasciata di Costa Rica a Roma dell’invito a condividere questo importante momento. E ancora di più siamo grati a Don Jaime Feinzaig Rosenstein, Ambasciatore di Costa Rica, di averci dato la possibilità di uscire da questa celebrazione con la ferma convinzione che un mondo più giusto, un mondo migliore è possibile: Costa Rica lo sta dimostrando da sessantacinque anni. E non è per il fatto di avere amici in Costa Rica (e chi non li ha?) che oggi ne parliamo: è bastato ascoltare l’unico rappresentante del Governo Italiano presente per avere chiara la distanza che ci separa da una politica fatta di miopia sociale e ambientale. A che serve citare l’art. 11 della Costituzione Italiana quando i nostri soldati sono impegnati in missioni in molti paesi del mondo? A che serve fare riferimento a una presunta politica di pace italiana, quando si firmano contratti di centinaia di milioni di euro per l’acquisizione di nuovi armamenti, il cui importo potrebbe (e dovrebbe) essere desinato a finanziare, per esempio, la messa in sicurezza del territorio? A che serve richiamare una retorica amicizia con Costa Rica quando nel nostro paese “la terra dei fuochi” si presenta come una ferita aperta agli occhi di tutti gli osservatori internazionali? La grandezza di un paese non coincide con la sua estensione, né con la quantità di abitanti che ci vivono. In lingua spagnola si dice “las comparaciones son odiosas” (i confronti sono odiosi). Al contrario noi crediamo che sarebbe una cosa molto positiva che l’Italia, e soprattutto i suoi dirigenti politici, accettasse il paragone con un “piccolo” paese come Costa Rica. Quale sarebbe il risultato?

presidente_Costa_Rica

Ennio La Malfa con la presidente del Costarica Laura Chinchilla

2 Comments

  1. avatar Giuseppe says:

    Buonasera Dott. Pani.
    Innanzitutto, la ringrazio per lo splendido articolo che ci ha regalato. Cortesemente, potrebbe segnalarmi il suo indirizzo di posta elettronica dove poterle rivolgere qualche domanda? Sono uno laureando in Scienze Politiche e la mia tesi di Laurea verterà su tematiche inerenti il Costa Rica. Mi farebbe molto piacere e sarei onorato di potermi confrontarmi con lei.
    La ringrazio fin d’ora per la disponibilità.

    • avatar Gianfranco Pani says:

      Buon giorno Giuseppe, la ringrazio per il giudizio che ha voluto esprimere sul mio articolo. Un articolo doveroso dopo la bella cerimonia del 2 dicembre. Non so in cosa possa esserle utile dal momento che le mie conoscenze sono quelle che sono. Nonostante questo non ci sono problemi a mantenere un dialogo con Lei.
      Può scrivere a
      g.pani@accademiakronos.it
      Un saluto
      Gianfranco Pani