Da giugno ad ottobre (2014) all’insegna dei “flash flood”

Da giugno ad ottobre (2014) all’insegna dei “flash flood”

Non c’è che dire, gran parte dell’estate e inizio autunno è stato ancora caratterizzato dai “flash flood”, ossia improvvisi allagamenti causati da precipitazioni intense che scaricano a terra una quantità d’acqua che normalmente cadrebbe in un mese o giù di lì. Questi disastri naturali, che si abbattono sulle nostre città, sono causati da fenomeni che fino a dieci anni fa erano ritenuti rari. Oggi, purtroppo, stanno diventando una consuetudine sempre più evidente.

Quest’anno l’Italia, oltre ad altri suoi record “negativi”, deve annoverare un dato unico da quando la meteorologia è diventata una metodologia scientifica applicata: dal 21 giugno al 30 settembre nel Mediterraneo (e ovviamente sull’Italia) si sono registrati i passaggi di ben 27 perturbazioni. Se ognuna di queste, soprattutto al nord e al centro, ha comportato 2 o 3 giorni di cattivo tempo, dobbiamo affermare che su 100 giorni 80 di questi hanno registrato cieli coperti, venti e piogge, nonché nubifragi. Un dato, ma soprattutto una realtà, che ha fortemente danneggiato il nostro turismo e la nostra agricoltura.

Purtroppo per i climatologi più realisti l’estate appena trascorsa non è un fenomeno transitorio con i suoi flash flood, ma l’inizio di una nuova situazione climatica nel nostro Paese, dalla quale dovremmo abituarci a convivere. Naturalmente questo fenomeno non è solo mediterraneo, ma planetario. Per tale motivo in Nazioni come USA, Gran Bretagna e Australia, sono nati i servizi di “warning”, cioè di preavviso del verificarsi di fenomeni meteo che possono causare alluvioni improvvisi, tenendo presente che anche da piccoli corsi d’acqua possono avvenire dei disastri.

Flash Flood

Per gli scienziati, ma questo già lo sapevamo, ciò che stiamo vivendo è la conseguenza dell’aumento della concentrazione della CO² e dei gas serra in atmosfera. Purtroppo anche se da oggi non immettessimo più gas serra in atmosfera, il processo di riscaldamento del pianeta non si arresterebbe, ci vorrebbero decenni e decenni prima di ritrovare un certo equilibrio. Dobbiamo quindi pensare ad adattarci a quello che verrà e, quindi, alla prevenzione su fenomeni meteo estremi che potrebbero causare altri disastri climatici nelle nostre città. Città che grazie “all’intelligenza” dei suoi amministratori, negli anni hanno imbrigliato fiumi e torrenti nel cemento, cancellando così i normali spazi di espansione in caso di maggior apporto di acqua. Ma mentre noi ci piangiamo addosso e i vari governi fanno “orecchi da mercante” per concedere i contributi a cittadini e commercianti vittime di alluvioni e frane, in Gran Bretagna si lavora da tempo proprio sui fiumi, con il coinvolgimento anche del mondo agricolo per individuare le coltivazioni più adatte in prossimità di un argine, ad esempio escludendo il mais che richiede molta acqua ma impermeabilizza il suolo, trasformandolo in una potenziale autostrada per l’acqua in caso di alluvione. Non solo, ma anche altri Paesi europei hanno trovato soluzioni concrete nell’assistere i cittadini colpiti dalle alluvioni, trovando le coperture finanziarie attraverso le compagnie di assicurazione.
Noi come Accademia Kronos abbiamo da oltre un anno depositato presso il Ministero dell’Ambiente un progetto che abbiamo battezzato “Ganesha” che affronta questa tematica, dando anche delle soluzioni e offrendo nuovi potenziali posti di lavoro, ma ad oggi nessuna risposta…

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