a cura del Prof. Luigi Campanella

Produrre biotecnologicamente materiali creati fino ad oggi chimicamente: il batterio Rhodothermus Marinus c’è riuscito generando un composto di silicio e carbonio. La ricerca è merito di un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology coordinato da Frances Arnold, vincitrice del “Millenium Tecnology Prize 2016”, che ha trovato un’alternativa-rispettosa dell’ambiente (e potenzialmente meno costosa) per produrre alcune molecole-chiave dell’industria chimica. Lo studio è stato pubblicato su “Science” e apre a moltissime applicazioni. Dopo l’ossigeno, infatti il silicio è l’elemento più abbondante sulla Terra, ma viene creato chimicamente per essere utilizzato in farmaci così come in vernici, computer e televisioni.

I ricercatori sono partiti da un batterio delle sorgenti d’acqua calda dell’Islanda dotato di una proteina che, normalmente, trasporta gli elettroni ad altre molecole proteiche e che, di tanto in tanto, produce anche silicio e carbonio. Hanno quindi isolato dal suo DNA il gene che determina questa funzione e l’hanno inserito nel corredo genetico di un altro batterio, decisamente più comune: l’Escherichia coli.
Sono bastate poche generazioni per ottimizzare i rendimenti, battendo quelli dei catalizzatori artificiali dell’industria. “Un bel lavoro, che crea una nuova chimica“, ha commentato il Nobel Roald Hoffmann.

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