a cura del Prof. Antonello Senni

Ci sono solo due razze su questo pianeta: gli intelligenti e gli stupidi
John FOWLES (scrittore)

Finalmente arrivò a far giustizia la biologia molecolare…. Il secolo scorso (XX) sulla “razza” ne ha viste di tutti i colori, da Auschwitz alle foibe, sulle ceneri del genocidio di qualche secolo prima che aveva portato allo sterminio delle popolazioni indigene di tutto il continente americano, senza dimenticare le deportazioni di persone “nere” da interi villaggi della costa atlantica dell’Africa, rese schiave al grido del motto nazionale “in God we trust” o “In Deo speramus”.

Fino agli anni sessanta del secolo scorso l’antropologia si è sbizzarrita ad individuare mille definizioni di razze umane. Ma stava nascendo la genetica (il 28 febbraio 1953 il biologo ventitreenne Crick, entrando nell’Eagle Pub di Cambridge esclamò “Abbiamo trovato il segreto della vita“, appunto la struttura del DNA a doppia elica a forma di una “scala a chiocciola”.

Dalla genetica derivò la biologia molecolare che ha decretato scientificamente l’inesistenza di razze nella specie Homo sapiens. Come raccontano G. Biondi e O. Rickards nel volume “Senza Adamo”, gli antropologi fino ad allora avevano usato per definire le razze umane solo la variabilità dei caratteri morfologici, caratteri di natura esclusivamente ambientale ed ecologica. Ora la genetica molecolare poteva far ricostruire il rapporto filogenetico e cioè di discendenza delle varie, fino ad allora presunte, razze. Tale rapporto filogenetico, antenato-discendente, ha dimostrato l’inesistenza delle razze umane.

La biologia molecolare ci racconta un’altra storia sul concetto di razza umana: mentre per altre specie si possono individuare ulteriori suddivisioni in razze, per la specie Homo sapiens non esistono sottocategorie “discrete” tra loro separabili, pur essendo ben differenti alcuni tratti morfologici e di frequenze di geni.
I sopra citati autori affermano “non si può dividere la nostra specie in gruppi perfettamente distinti [appunto le razze] perché la variabilità genetica si distribuisce nelle popolazioni secondo un andamento continuo e quindi ogni taglio in esso non può essere che arbitrario… solo i medici forensi si ostinano ancora a parlare di razze“.

Adducono come esempio le tecniche utilizzate in passato per determinare il colore della pelle, tecniche basate sull’uso di una scala cromatica che si dipanava in contigue tessere di ceramica tra di loro di colore leggermente diverso e, pertanto, di colore discontinuo e separato. L’attuale tecnologia spettrofotometrica dimostra, invece, che il cambiamento del colore della pelle è continuo e che “gli individui con colorito più chiaro di una popolazione scura si sovrapponevano agli individui più scuri di una popolazione chiara… insomma, non c’erano più spazi vuoti tra un gruppo e l’altro“.

La biochimica, quindi, dimostra che, utilizzando marcatori genetici quali gruppi sanguigni, enzimi e proteine non enzimatiche e alcuni significativi marcatori genetici del DNA, che dipendono solo dall’eredità, le razze scompaiono, quelle razze che trovavano invece giustificazione basandosi solo su marcatori anatomo-morfologici, marcatori che registrano soltanto l’effetto dell’ambiente sulle caratteristiche somatiche delle popolazioni. L’esempio tipico è il cambiamento del colore della pelle in funzione della produzione della vitamina D a differenti valori di latitudine, quindi di irraggiamento solare, fenomeno che coinvolge non solo la latitudine (raggi solari più deboli), ma anche l’alimentazione (introduzione di vitamina D con gli alimenti).

I marcatori genetici ci permettono di dimostrare che scegliendo a caso persone da nazioni e continenti diversi, per esempio un Inuit dell’Artico, un Boscimane africano, un “indio” andino, un cinese, un “bianco” europeo o americano e un isolano di una qualsiasi isola del Pacifico, tali persone differiscono geneticamente tra di loro solo per un 10% in più di quanto non varino le persone della medesima popolazione di appartenenza.

Ma se le razze non esistono esiste però il razzismo… sull’argomento c’è da considerare che il razzismo non è “pabulum” della scienza e quindi estraneo alla ragione umana, quella scienza che non può, pertanto, sconfiggerlo. Il razzismo può essere sconfitto dalla sana politica e dalle leggi ma soprattutto dalla “sapienza” dell’uomo saggio.
Qualcuno ha affermato saggiamente “Non sono contro il razzismo ma contro l’ignoranza, perché il razzismo è il frutto dell’ignoranza.”

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