a cura di Franco Floris

Ormai si può affermare, senza timore di smentita, che in quasi tutte le campagne italiane il nostro cinghiale non esiste più, o meglio, non esiste più come razza pura in quanto “incrociato” con i maiali domestici inselvatichiti.

Sulla base di questa affermazione delle domande sorgono spontanee: chi introduce i maiali domestici nelle nostre campagne? L’introduzione è involontaria (per “negligenza”) o volontaria? In quest’ultimo caso, chi alimenta il “circuito” e perché? I cacciatori hanno qualche ruolo e/o responsabilità?

Al di là delle ipotesi o congetture che si possono fare, siamo, come stato di fatto, di fronte ad un’emergenza “cinghiali” in cui l’uomo è implicato. I cinghiali “ibridati” partoriscono più volte all’anno con cucciolate numerosissime, aumentando considerevolmente il numero di esemplari sul territorio (complice anche la penuria di lupi, i loro predatori naturali per antonomasia). Di conseguenza aumenta considerevolmente anche la richiesta di cibo e quando in “natura” le risorse diventano insufficienti, i cinghiali, gioco forza, devono rivolgere le loro attenzioni ai terreni coltivati.

Tali “attenzioni” spesso generano ingenti danni all’agricoltura e, in casi estremi, mettono a rischio addirittura la sopravvivenza delle stesse aziende agricole, vedi in Toscana.

Utilizzando il condizionale, in quanto non si hanno fonti certe a riguardo, c’è chi sostiene che inizialmente siano stati gli stessi cacciatori (alcuni di loro) a liberare esemplari di maiali domestici in “natura”, con lo scopo di incrementare la popolazione di cinghiali selvatici, ottenendo, quindi, più animali a cui sparare e, in alcuni casi, dei permessi speciali per cacciare anche fuori stagione (limitare l’eccessivo aumento della popolazione).

Potenzialmente sono in molti ad avere interessi a riguardo. Si dice che del cinghiale non si butta via nulla. Carne, pennelli/setole di tutti i tipi, manici vari (in particolare manici da coltello), oggettistica varia. Insomma pare, e dico pare, ci sia un sistema bene avviato e rodato, che ipoteticamente piace a “molti”, dai bracconieri ai cacciatori, dai costruttori di armi ai fornitori di recinti elettrici, dai commercianti agli artigiani ecc…

Per “limitare” i cinghiali in esubero si va a caccia, ma, alla realtà dei fatti, invece di diminuire aumentano… quasi una “contraddizione”! Sono tante le domande che mi sorgono: le carcasse vengono incenerite? Ci sono fosse comuni? Alcune finiscono nel congelatore e tutte le altre? Forse chi segnala il problema esagera? I contadini che subiscono i danni si lamentano eccessivamente? Esiste o non esiste un sistema voluto da “associazioni clandestine”, che sostiene tutto il circuito, compresa la vendita dei maiali domestici?

Le mie riflessioni sono state indotte da segnalazioni che mi sono state fatte. Io non ho ne certezze ne prove, ma forse il fenomeno meriterebbe attenzioni decisamente maggiori, che, sicuramente, contribuirebbero a chiarire molti sospetti e dubbi.

cinghiali_960_720

Articoli correlati

Davi ha oggi 67 anni è nato in Brasile in un villaggio alle sorgenti del Rio Tootobi, nello stato di Amazonas. Fu soprannominato "Kopenawa", un tipo di vespa amazzonica, per il suo coraggio e la sua perspicacia. A causa delle epidemie che si diffusero tra la tribù nel 1959 e nel 1967, la comunità di Davi fu decimata ed entrambi i suoi genitori morirono.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.