a cura di Filippo Mariani

Questi giorni, al termine del mese di febbraio 2020, l’opinione pubblica e i mass media sono totalmente presi dal problema “coronavirus”, tuttavia ci sono anche altri “problemi”, che, soprattutto sul medio/lungo termine, preoccupano molto di più.

Non possiamo più nascondere la testa sotto la sabbia, la situazione generale che interessa tutto il pianeta non lascia dubbi. In primis, ovviamente, è l’attuale rischio pandemia del coronavirus, che interessa anche l’Italia, ma a seguire (“momentaneamente” dimenticate dal pubblico e dai mass media) abbiamo altre situazioni non certo allegre. Ne analizziamo le principali:
• In Antartide il 9 febbraio di quest’anno si sono raggiunti i +20,75 °C. Un evento record, mai registrato da quando sono iniziati, da oltre un secolo, i rilevamenti meteoclimatici.
• Nell’estate passata sono andate a fuoco importanti porzioni di quasi tutte le più importanti foreste del pianeta, dalla Siberia, al Brasile, dall’Indonesia all’Africa centrale fino all’Australia (qui in particolare restano ancora dei focolai attivi).
• L’Africa orientale (Corno d’Africa) sta subendo un’invasione di locuste di dimensioni bibliche. Distrutte tutte le coltivazioni agricole.
• L’Europa del nord sta subendo tempeste tropicali e uragani come mai era accaduto.

A causa della rapida fusione dei ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia, non tra 50 anni, come si pensava fino a poco fa, ma a meno di un decennio i mari potrebbero alzarsi di circa 50 cm. Quindi perdita di terreni costieri, onde provocate da tempeste tropicali che entreranno nella terra ferma anche per centinaia di metri e poi la scomparsa di molte isole del Pacifico che sono solo a pochi centimetri/metri dal livello del mare.

Gli imponenti incendi, che recentemente hanno devastato il pianeta, hanno comportato un aumento, seppur leggero, delle temperature medie della Terra. Questo a causa dei gas serra immessi in atmosfera dalla combustione ed alla fine della funzione, detta Sink, delle foreste di assorbire la CO2 atmosferica. Per alcuni climatologi il “ Non Inverno” che sta caratterizzando l’emisfero nord del pianeta è anche il risultato di questi incendi.

Le invasioni improvvise e massicce di cavallette/locuste, che stanno distruggendo tutti i raccolti dell’Africa orientale, per alcuni scienziati sono in parte causate dai cambiamenti climatici. Morale, le popolazioni di questi territori, già provate a livello di sopravvivenza, ora cosa faranno? Presumibilmente si riverseranno in aree geografiche del pianeta, vedi ad esempio l’Europa, dove ancora si può vivere dignitosamente.

Le tempeste che hanno devastato il Nord Europa e che, forse, non sono terminate (infatti non si escludono altri fenomeni meteo estremi a breve), si sono manifestate in un periodo dell’anno non usuale, solitamente uragani e tempeste tropicali dal Nord Atlantico verso l’Europa si registrano tra i mesi di settembre e novembre.

Nel lontano 1985 il Kronos 1991 in una sua pubblicazione asseriva qualcosa che allora sembrava fantapolitica, ma che oggi, vedi le limitazioni di movimento e attività delle persone nelle aree focolai del coronavirus, sono realtà. Questo è quanto si scriveva 35 anni: “… l’uomo nei Paesi civili è libero di vivere, agire, muoversi liberamente, ma quando seri problemi ecologici metteranno a rischio la stessa sopravvivenza dell’umanità, allora non dovremo lamentarci se tutto ciò che oggi e libero, domani sarà vietato… ” Quello che sta accadendo non solo in Cina, in Corea e in Giappone, ma anche qui in Italia nelle regioni del nord è un esempio!

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In piena pandemia, all’inizio della seconda ondata con aumenti esponenziali dei casi positivi soprattutto in Europa, con valori che oscillano tra i 10.000 e 30.000 positivi al giorno, in attesa di un vaccino sicuro ed efficace, l’unica arma che ci permetterà di sopravvivere al virus, senza subire danni al nostro stato di salute, come già detto in articoli precedenti, è quello di rinforzare il nostro sistema immunitario.

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