Circa una settimana fa abbiamo trattato sugli impianti di produzione biogas alimentati da sostanze organiche di rifiuto, in particolare dal letame animale (visualizza articolo). Questi impianti, attraverso particolari biodigestori e in assenza di ossigeno, producono metano che serve a far funzionare turbine per generare energia elettrica e calorica, oppure, una volta raffinato il gas, per alimentare i motori a combustione interna dei veicoli industriali e privati. In questi impianti non ci sono ciminiere che spandono nell’aria gas pericolosi o particolato.

Questa volta, invece, parliamo di impianti che bruciano non in assenza di ossigeno, ma con abbondante apporto di ossigeno, materiale vario, dal cascame di boschi, ai residui della lavorazione del legno, dalle potature degli alberi, ai rifiuti urbani, fino all’olio di palma o similari. Questi impianti, rispetto a quelli che producono metano, hanno una ciminiera che spande in atmosfera sostanze a volte tossiche. Gli impianti in questione sostanzialmente usano la biomassa come propellente per funzionare. Già da questa considerazione si capisce che ” i bruciatori” della biomassa difficilmente trovano in loco la materia prima e il più delle volte deve arrivare da fuori, da molto lontano, in alcuni casi anche dall’Africa. In più, rispetto ai biodigestori per metano, hanno necessità di ciminiere per emettere all’esterno i fumi della combustione. Entriamo ora nel dettaglio calcolando i pro e i contro.
Intanto ricordiamo che per biomassa dobbiamo intendere qualsiasi materiale organico proveniente da alberi, piante e rifiuti di animali, compresi i rifiuti agricoli (residui del mais, del riso, del caffè, delle potature, dei rami degli alberi, etc.) o dei rifiuti urbani.
La biomassa è una fonte di energia rinnovabile perché, di fatto, viene alimentata dal Sole. Attraverso il processo della fotosintesi, le piante catturano la sua energia e convertono l’anidride carbonica dell’aria e l’acqua del suolo in carboidrati, formando materia organica. Questa materia organica è ciò che viene bruciato per liberare l’energia contenuta. Se la produzione di energia da biomassa è effettuata nella stessa quantità o in quantità minore di quanta se ne consuma, questa diventa una fonte di energia sostenibile. L’utilizzo delle biomasse ha dei vantaggi per l’ambiente: può contribuire a ridurre le piogge acide, l’inquinamento delle fonti idriche e ridurre la pressione causata dai rifiuti urbani.

Tra i vari svantaggi dobbiamo annoverare per primo quello del rapporto materiale bruciato – energia prodotta. Si tratta della bassa densità energetica relativa: ciò vuol dire che rispetto ai combustibili fossili è necessaria una grande quantità di biomassa per produrre una equivalente quantità di energia. Il rapporto rispetto al combustibile fossile è, ad esempio, che il primo, in una scala da 0 a 10 produce 6, il secondo, da energia da biomassa, produce 3. Per questo motivo ha costi di trasporto e manutenzione molto alti, che riducono la produzione di energia. In parte questo handicap è superabile se si possono utilizzare come propellente biomasse vicine agli impianti, ma non bisogna dimenticare che le biomasse producono pericolosi gas inquinanti che possono danneggiare la salute umana. Il principale svantaggio per chi vuole intraprendere “quest’avventura energetica” è dato dal costo ancora molto elevato di ogni impianto. Una centrale a biomassa, infatti, presenta una maggior complessità nella sua struttura rispetto ad un normale impianto che utilizza fonti fossili, nonché ha costi di gestione e di manutenzione più elevati. Una complessità che deriva da strutture di supporto alla caldaia e dalla particolare attenzione che si deve avere nell’utilizzo del combustibile. Attualmente questi costi ammontano intorno ai 2500 euro/kW.
L’altro aspetto, a parte situazioni particolari, è il reperimento in loco della biomassa da bruciare. Per la stragrande maggioranza dei casi il materiale per alimentare le caldaie degli impianti giunge da molto lontano determinando così anche un inquinamento atmosferico e un impatto ambientale negativo da parte dei mezzi ( camion, treni e navi ) che trasportano il materiale da bruciare.
Pur volendo diminuire l’impatto ambientale, nei pressi dell’impianto si producono in ogni caso dei gas che possono essere pericolosi per la salute dell’uomo. Ciò obbliga la nascita di questi impianti in zone lontane dai centri abitati e lontani da venti predominanti che possono portare gas e particolato atmosferico fin dentro i centri abitati. Oltre a ciò è necessario attuare cautele particolari per la salute dei lavoratori. Il tutto alla fine incide pesantemente sui costi di gestione. Ciò invece non accade per gli impianti per la produzione di metano (biogas), come abbiamo trattato la precedente volta (visualizza l’articolo).

La ricerca tecnica e scientifica in questo campo è ancora carente: sono ancora troppo poche le risorse destinate al miglioramento di questi impianti e al miglioramento della potenzialità delle biomasse. E’ ancora assente una strategia nazionale ed europea che riguardi il tema dell’energia generata da biomasse.
Per questo motivo Accademia Kronos è molto critica in questo settore, e completamente contraria alla realizzazione di impianti di una certa potenza, superiori ad un Megawatt di energia elettrica prodotta, se questi non hanno in loco la biomassa da utilizzare.

centrale a biomassa

Infine, pochi ne parlano, ma è un aspetto, oltre che etico, concreto e preoccupante, quello relativo alla messa a cultura di migliaia di ettari di terreno fertile per produrre vegetali non commestibili, ma adatti a bruciare dentro le caldaie dalle centrali a biomassa. Terreni fertili che invece di offrire alimentazione ad una popolazione in costante aumento sul pianeta, alimentano impianti per produrre energia elettrica. La stessa FAO lo scorso anno condannò quest’uso improprio dei terreni fertili che in molte zone del pianeta ora non producono più cibo, ma carburante. Le centrali a biomassa a combustione, direttamente o indirettamente, sono complici di questa assurda situazione planetaria. E per questo che noi di Accademia Kronos non le vediamo di buon occhio.

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