E’ in atto un profondo cambiamento nel territorio agricolo della Tuscia

E’ in atto un profondo cambiamento nel territorio agricolo della Tuscia

articolo di Ennio La Malfa

La biodiversità è alla base della vita sul nostro pianeta e nel mondo agricolo la biodiversità è sinonimo di suoli sani e fertili. I vecchi agricoltori, che amavano la loro terra, alternavano anno dopo anno colture di foraggio, come l’erba medica, a grano o altre graminacee, e lungo i filari delle viti o degli olivi intervallavano coltivazioni di leguminose, trifoglio ed altre essenze capaci di ripristinare naturalmente il carico nutrizionale dei terreni. I fertilizzanti erano solo stabbio animale maturato, cenere ed altre sostanze organiche naturali, come antiparassitario si usava la poltiglia bordolese, usata già dagli antichi romani. Quei terreni così trattati sono rimasti produttivi per secoli e secoli. La monocoltura invece ha impoverito i terreni di sostanze minerali essenziali per lo sviluppo delle piante fino a portarli alla sterilità. Da qui l’esigenza di usare concimi chimici che alla fine hanno reso i terreni “chimico-dipendenti”. Infatti se, dopo anni di prodotti di sintesi, questi terreni non venissero più concimati con questi prodotti chimici, finirebbero in breve tempo per trasformarsi in deserto.

Secondo Accademia Kronos ora c’è il pericolo che buona parte della campagna viterbese finisca per diventare “Chimico-dipendente” con tutti i rischi non solo per la fertilità naturale dei terreni, ma soprattutto per la salute dei cittadini.
Da quando il costo delle nocciole è aumentato in maniera abnorme, arrivando a 500 euro a quintale, è scoppiata la corsa verso gli ultimi terreni vergini o tradizionalmente legati ad altre colture del viterbese. Terreni che, vista la richiesta, da 20mila euro ad ettaro dello scorso anno ora sono passati a 40/45mila euro ed oltre ad ettaro. Una cifra che fino ad un anno fa era impensabile, quasi fossero terreni edificabili. Il tutto causato dall’inizio di un profondo cambiamento climatico che sta portando al massimo stress le piante da frutto di tutto il Mediterraneo. La realtà è che queste condizioni climatiche tenderanno sempre di più a peggiorare (vedi cosa sta accadendo in questi giorni) per cui bisognerà pensare ad altre coltivazioni più resistenti a questo che tecnicamente è chiamato global change. La Ferrero che è entrata nel mercato alimentare cinese, teme di non aver sufficienti nocciole per i suoi prodotti, per questo sta incentivando in Italia e all’estero la piantumazione di noccioleti. Trasformando così terreni vocati a tutt’altri prodotti utili per l’alimentazione umana ad impianti “industriali” che distruggono la biodiversità e riducono, fino ad annullarli, i rapporti dei sali minerali naturali con le radici delle piante. Dinanzi a tali guadagni i proprietari di terreni incolti o utilizzati per colture graminacee, non ci pensano due volte e li cedono a chi li trasformerà in “impianti” industriali. Per Accademia Kronos è un problema serio che la regione Lazio dovrebbe prendere in considerazione prima che sia troppo tardi. Con questo non si vuole dire no a priori all’acquisto di terreni agricoli per trasformarli in noccioleti, ma almeno cercare una regolamentazione razionale, preservando quel poco che resta della biodiversità delle nostre campagne. La regione Lazio quindi dovrebbe “obbligare”, chi compra terreni per impiantare noccioleti, ad adottare solo sistemi di agricoltura biologica o comunque ecocompatibile, mettendo al bando erbicidi, pesticidi e fertilizzati chimici.

Nocciole

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