a cura del Prof. Luigi Campanella

Per produrre energia ci vuole acqua, per fornire acqua serve energia. Di conseguenza, poiché il 90% dell’energia termica fa uso di acqua, aumentare la produzione di elettricità del 70% (come previsto per il 2035) significa aumentare i prelievi di acqua dolce del 20%. Tra acqua ed energia c’è però una grande differenza dal punto di vista di consumi e della fornitura: per la prima non ci sono alternative, per la seconda sì.

Così l’uso dell’energia solare e dell’energia eolica certamente corrispondono a consumi di acque minori. Tuttavia anche in questo caso c’è il rovescio della medaglia: in molti casi la fornitura intermittente derivante dalla discontinuità di vento e sole deve essere compensata da altre fonti energetiche che richiedono grandi quantità di acqua.

Diviene allora fondamentale rendere il rapporto energia acqua più virtuoso riducendo i consumi di acqua per produrre energia. Così nel caso delle centrali termoelettriche è necessario adottare sistemi e tecnologie di raffreddamento a circuito chiuso, nell’idroelettrico il ricorso a serbatoi di stoccaggio può razionalizzare i consumi, per i biocarburanti si può ridurre il consumo di acqua irrigando le colture interessate con acqua piovana o con sistemi robotizzati per la ottimizzazione.

Per tutti gli impianti energetici esiste poi il problema delle acque di scarico a volte calde, a volte saline, a volte cariche di nutrienti che comporta danni e rischi per l’ambiente circostante.
E’ stato calcolato che in una città media ogni persona immette nell’ambiente con le sue attività circa 4 Kg di una miscela gassosa costituita in prevalenza da CO2 ma contenente anche CO, NOx, SOx, polveri. A questo valore contribuiscono tutte le attività civili: in particolare in un anno con un percorso medio di 6000 Km immettendo nell’ambiente per ogni autovettura circa 1200Kg di CO2. Una difesa a tutto ciò è rappresentata dal verde urbano: attraverso il processo di fotosintesi il verde assorbe CO2 producendo carboidrati complessi ed ossigeno. Per assorbire 1200 Kg di CO2 prodotti in un anno da un auto a percorrenza media sono necessari 6 mq di verde. Da questi numeri emerge chiaramente che l’efficacia del sistema di difesa è molto elevata. A Roma circolano circa 2 milioni di macchine per un totale di emissione annua di 2,4 miliardi di Kg di CO2, che per essere neutralizzati richiederebbero 12 millioni di mq di verde pari a 1200 ettari, un valore forse difendibile con il vantaggio degli effetti secondari, ma gradevoli. rappresentati dalle azioni moderatrici su vento, pioggia, neve e da quella rinfrescante nelle giornate afose .Ovviamente questo bilancio è limitato alle emissioni autoveicolari.

Il settore lattiero caseario ha per il nostro paese rilievo economico, occupazionale, e culturale, corrispondente ad un valore di circa il 10% del totale agroalimentare e con un pool di addetti per circa 100.000 lavoratori. Questo obbliga a portare la massima attenzione al settore cercando di ottimizzarlo. I provvedimenti e le iniziative che oggi vengono adottati sono l’applicazione di diete studiate per gli animali ed il miglioramento genetico con il fine di incrementare la qualità microbiologica, nutrizionale e nutraceutica dei prodotti lattiero-casearie. Nelle produzioni casearie comunque la qualità è strettamente legata a quella del latte che deve essere monitorata sia per le componenti benefiche per la salute dell’uomo che per quelle dannose perché presenti originariamente o aggiunte. Per tale fine l’NMR è la tecnica di elezione abbinata ai metodi statistici multivariati.

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