E’ questo ancora una volta l’anno dei record negativi del clima, soprattutto in Oriente. E sembrerebbe proprio così, ad esempio fino a qualche settimana fa in India nel Rajastan si sono toccati i + 51°C. Un record unico per l’India che nello stesso periodo il massimo di temperatura registrato non aveva mai superato i + 49° C. Un caldo torrido infernale che ha ucciso centinaia di persone. Sempre in India altro record, questa volta dato dai fulmini: mercoledì 22 forti temporali e tempeste elettriche hanno portato la morte. In 2 giorni tra le regioni del Bihar e del vicino Uttar Pradesh sono state fulminate centinaia di persone, di cui 110 hanno perso la vita. Non era mai accaduto a memoria d’uomo che in India a fare tante vittime fossero i fulmini.

Meglio non è andato in Cina, in particolare nella provincia del Jiangsu: giovedì scorso è stata investita da un tornado di violenza inaudita, dove un intero paese è stato cancellato procurando oltre 100 morti e mille feriti. Anche in questo caso a memoria d’uomo non si ricordava un tornado di questa forza. Pensare che il periodo dei monsoni è appena iniziato. Mercoledì scorso è toccato anche al Giappone ( zone sud occidentali e in particolare l’isola di Kyushu ) subire piogge torrenziali e valanghe di fango che hanno provocato 8 vittime e l’evacuazione di 700.000 persone. Un maestro buddista che vive a Madras in India ha detto ad una radio locale: “la natura ormai è stanca delle violenze che l’uomo continua ad infliggerle, non dobbiamo più meravigliarsi se ora lei si rivolta contro di noi…

tornado

Articoli correlati

La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno passato, mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati, mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno prima dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto sopra il 2015, con valore di anomalia, + 0,51o °C rispetto al periodo 1981-2010, +1o °C rispetto all’inizio del secolo.

Secondo una ricerca dell’Università di Melbourne, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, le zone tropicali, dove si trovano i Paesi più poveri, saranno maggiormente colpite dal riscaldamento globale. I ricercatori hanno analizzato gli scenari e gli impatti dei cambiamenti climatici sia sui Paesi più ricchi che su quelli poveri, nel caso si verificasse un riscaldamento globale di 1,5°C rispetto all'epoca pre-industriale.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.