di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)
prima parte – seconda parte – terza parte – quarta parte – quinta parte
sesta parte – settima parte – ottava parte nona parte – decima parte
undicesima parte – dodicesima parte – tredicesima parte – quattordicesima parte

Parte quindicesima

… segue da Parte quattordicesima sui reali sosia di Cantharellus cibarius Fr.

Cantharellus lilacinopruinatus Hermitte, Eyssart. & Poumarat è una specie che fino a poco tempo fa era considerata una “forma” del Cantharellus ferruginascens P.D. Orton e che solo recentemente è stata elevata al rango di buona specie. In effetti come quest’ultimo è frequente negli habitat termofili a latifoglie su terreno calcareo e nonostante sia segnalata anch’essa sotto pini personalmente sono ancora in attesa del primo ritrovamento che ne dia conferma. Negli ultimi due anni sto prestando molta attenzione alla caratterizzazione ecologica di queste due specie nella “area fisiografica” dell’Etruria Meridionale e per ora posso dire che è un continuo alternarsi tra presenze comuni all’interno dello stesso habitat e presenze individuali o monospecifiche quando l’ambiente naturale tende ad essere costituito da piante dominanti in purezza. Sicuramente le varie esposizioni degli habitat a latifoglie, resi ancora più complessi dall’orografia del suolo e da matrici vulcaniche piuttosto che calcaree, influiscono sulla termofilia del versante originando quelle complessità ecosistemiche difficili da interpretare per il “Genere” Cantharellus Adans. ex Fr.. Per ora posso solo dire che mano a mano che l’ecosistema considerato viene rappresentato da roverelle (Quercus pubescens Willd.) in purezza, piuttosto che da roverelle e cerro (Q. cerris L.) o da roverelle e lecci (Q. ilex L.) con Q. pubescens sempre dominante il Cantharellus lilacinopruinatus Hermitte, Eyssart. & Poumarat diventa specie prevalente di “galletto” rispetto al Cantharellus ferruginascens P.D. Orton.

Cantharellus lilacinopruinatus

Cantharellus lilacinopruinatus Hermitte, Eyssart. & Poumarat (Foto: C. Lavorato- Archivio Gruppo Micologico Sila Greca-AMB).

In letteratura il C. lilacinopruinatus viene considerato facilmente confondibile con Cantharellus amethysteus (Quél.) Sacc. A mio parere, avvalorato anche da quanto esposto in precedenza, la conoscenza degli habitat di crescita e dei principali partner arborei può facilmente evitare le banali confusioni tra queste due specie.
Considerazioni tossicologiche sull’involontario scambio di specie: questo ultimo fatto mi permette di ricordare e porre l’attenzione su tutta una serie di casi che si verificano ogni anno e che hanno grosse ricadute sulla salute pubblica. Purtroppo tante sono le specie fungine facilmente confuse tra di loro e che possiamo suddividere in due categorie ben distinte:
1. confusione tra specie commestibili e altre specie commestibili e/o innocue;
2. confusione tra una specie commestibile e una o più specie tossiche.

Mentre le prime hanno risoluzioni benigne e restano praticamente sconosciute, le seconde causano intossicazioni più o meno gravi con ricadute socio-economiche non indifferenti.
A tal proposito devo ricordare che purtroppo molti, forse troppi, sono coloro che si ritengono “esperti di funghi” solo perché qualche volta hanno portato in mano il manico di un paniere di vimini e di conseguenza molto facilmente ed in ripetute occasioni si vestono dei panni del raccoglitore sprovveduto che non soddisfatto dei danni che causa a se stesso ed ai propri commensali rincara la dose “regalando” a destra e a manca il contenuto dei suoi panieri. Ricordo che sempre e comunque bisogna far controllare il raccolto da un “micologo” (ai sensi del D.P.R. del 14-7-95 N° 376) prima di procedere all’utilizzo alimentare di specie fungine.

Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & S. Alberti è una specie tipica e caratteristica dei boschi mediterranei termofili a prevalenza di querce sempreverdi come leccio (Q. ilex L.) e sughera (Q. suber L.). Al pari di Cantharellus pallens Pilát, che abbiamo trattato nella parte quattordicesima, è da considerarsi una specie ancora molto discussa a livello sistematico.

Cantharellus alborufescens

Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & S. Alberti (Foto: C. Agnello).

È interessante notare come le ultime tre specie di “galletti trattate”, Cantharellus ferruginascens P.D. Orton, Cantharellus lilacinopruinatus Hermitte, Eyssart. & Poumarat e Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & S. Alberti, nonostante le già citate perplessità esistenti sul loro inquadramento sistematico definitivo, hanno due importanti e particolari caratteristiche in comune:
• sono tutte caratterizzate dall’arrossamento al tocco della carne dopo il contatto;
• sono tutte riferibili ad una serie di habitat diversi tra loro ma comunque costituiti da soprassuoli termofili e mediterranei su matrici sia calcaree sia silicee.

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