di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

… segue da parte diciottesima sui Cantharellus a carne di consistenza “tenace-elastica” della “stirpe C.lutescens”.

Parte diciannovesima

Craterellus cornucopioides (L.) Pers. è una delle “specie” fungine più conosciute e raccolte sin dall’antichità. Fungo caratteristico a forma di “trombetta” fino al punto di assumerne il nome volgare specifico di “trombetta dei morti“. Nonostante in letteratura questa definizione venga accostata al predominante colore “nero” del carpoforo io ritengo più validi i riferimenti dialettali al colore come: “campanella nera” facilmente riscontrabili in alcune zone dell’Italia Centrale. Secondo me la definizione gergale più comune “trombetta dei morti” adattata poi a tutte le forme idiomatiche locali si basa principalmente sul periodo di nascita degli sporofori che generalmente fanno la loro comparsa nel periodo tardo-autunnale che ingloba anche la ricorrenza della “commemorazione dei defunti” il giorno 2 di novembre. A riprova di ciò sono caratteristiche alcune citazioni tra cui particolarmente significativa è quella di Casaglia (Frazione di Perugia) in Umbria “fiore dei morti“.

Craterellus cornucopioides

Craterellus cornucopioides (L.) Pers. (Foto: C. Siniscalco-Archivio GMEM-AMB).

Il basidioma di C. cornucopioides può raggiungere anche grandi dimensioni con un cappello che può variare da 4 cm. fino a 10 cm. di colore fondamentalmente nerastro variando dal grigio cenere fino al nero. Il carpoforo è igrofano ed ha un imenoforo sub liscio senza pliche decorrente fino a quasi metà del gambo, di colore anch’esso variabile da grigio a nero. Il gambo concolore al cappello è cavo ed è caratterizzato dalla sua capacità di offrire rifugio, calore, umidità e nutrimento a numerosi componenti della pedofauna. Classico è il ritrovamento all’interno del gambo cavo di C. cornucopioides di esemplari di Armadillidium vulgare (Latreille), un crostaceo terrestre dell’Ordine degli Isopodi [Isopoda (Latreille)] volgarmente chiamato “porcellino di Sant’Antonio”. In letteratura C. cornucopioides viene segnalato in ambienti sia di latifoglie (faggi, castagni, querce etc.) sia di conifere. Per esperienza personale questa specie è stata sempre rinvenuta sotto latifoglie e non ho mai avuto il piacere di rinvenimenti neanche in boschi misti. A tal proposito consiglio sempre di verificare la presenza di piccole plantule di specie diverse nel raggio di 30-40 m. dal basidioma all’atto della raccolta prima di formulare il nome delle componenti vegetali principali che formano il consorzio mutualistico con il micete in esame. In effetti la rete miceliare del suolo è complessa e variegata e solo in caso di grandi e devastanti sommovimenti, come ad esempio il passaggio di un incendio di grandi dimensioni, può succedere che una micorriza rimasta orfana del partner principale si rifugi temporaneamente nelle uniche essenze disponibili (piante cespugliose e/o arboree) che fungono da utile riserva di endo ed ectomicorrize come avviene per esempio nei boschi di neoformazione.

Craterellus cornucopioides var. flavicans Sacc. si differenzia dal “typus” per le sfumature gialle ben evidenti sia nell’imenoforo sia nel cappello. In letteratura vengono segnalate anche ulteriori differenze a carico dell’imenoforo che in C. cornucopioides var. flavicans Sacc. ha delle costolature più lasche con tonalità rosate. Tutte le altre caratteristiche morfologiche (macro e micro) sono simili a quelle della “specie” tipo. Per quanto riguarda gli aspetti ecologici questa “varietà” viene segnalata in letteratura come il “typus” sia in ambienti di latifoglie (faggi, castagni, querce etc.) sia di conifere. Confermo, anche in questo caso, di non averne mai riscontrato personalmente la presenza in habitat di aghifoglie.

Craterellus cornucopioides var. flavicans

Craterellus cornucopioides var. flavicans Sacc. (Foto: C. Lavorato- Archivio Gruppo Micologico Sila Greca-AMB).

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