di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

… segue da parte ventesima sui Cantharellus a carne di consistenza “tenace-elastica” della “stirpe C.lutescens [Craterellus lutescens (Fr.) Fr.”

Parte ventunesima

Sosia e possibilità di confusione con altre specie dei Cantharellus a carne di consistenza “tenace-elastica” della “stirpe C.lutescens [Craterellus lutescens (Fr.) Fr. (Sinonimo: Cantharellus lutescens Fr.)]”: trattandosi, in generale, di funghi di ridotte dimensioni che possono obbligare il raccoglitore a lunghi e scomodi prelievi le probabilità che all’interno della “massa” raccolta possa essere capitato per “sbaglio” uno o più funghetti di altre “specie”, più o meno somiglianti, è alta. Infatti in letteratura vengono segnalate confusioni all’atto della raccolta dei “finferli” con funghi appartenenti ai “Generi”: Leotia Pers.; Cudonia Fr. e Faerberia Pouzar. Solo a titolo di esempio illustrerò di seguito delle specie significative per ogni “Genere” citato al fine di favorirne la conoscenza almeno per le principali caratteristiche di ognuno.

Leotia lubrica (Scop.) Pers. è un fungo ascomicete terricolo appartenente alla Famiglia delle Leotiaceae Corda. L’ascoma è di piccola taglia ed è largo al massimo 0,5–1,5 cm.. Il colore è variabile dal verde-giallastro al bruno-olivastro. L’imenoforo è liscio e viscido, specialmente con tempo umido [lubrica = liscio, gelatinoso, sdrucciolevole (aggettivo latino lubrico, a, um)].

Leotia lubrica

Leotia lubrica (Scop.) Pers. (Foto: G. L. Parrettini-Archivio GMEM-AMB).

Il gambo è lungo fino a 5 cm., cavo e cilindrico ed ha colorazioni variabili dal giallo-vivo all’arancio. Dotato di una fine granulazione dalle sfumature verdognole. Alla sezione l’ascocarpo presenta una carne di consistenza elastico-gelatinosa, ceracea, di colore giallo-verdastra. I dati attinenti al corredo ecologico-ambientale segnalano L. lubrica in diversi habitat di latifoglie e di conifere come saprofita di lettiera. Questa “specie” può presentarsi sia con carpofori singoli sia sotto forma di piccoli cespiti concresciuti. Per quanto riguarda gli aspetti igienico-sanitari L. lubrica è da considerarsi un “fungo velenoso” perché contiene la tossina “gyromitrina”.

Sulla tossicità della “gyromitrina”: quest’ultima, come si rileva dalla letteratura, è un alcaloide presente in alcune specie fungine formato da un miscuglio di svariati tipi di “Idrazine” di cui la più rappresentativa è la “N-metil-N-formil-idrazone acetaldeide”. Questa molecola è abbastanza idrosolubile, relativamente termolabile e fortemente volatile anche a temperatura ambiente. Quando giunge in un luogo acido come quello dello stomaco viene idrolizzata in “N-formil-N-metil idrazina” e dà luogo alla “N-metil idrazina” o “monometilidrazina” (MMH) che può provocare una sindrome citotossica con:
• irritazione della mucosa gastrointestinale;
• effetti tossici nei confronti delle cellule epatiche;
• effetti tossici nei confronti dei globuli rossi, di cui può determinare l’emolisi;
• effetti tossici nei confronti del sistema nervoso centrale.

Sempre dalla letteratura risulta che da studi recenti la MMH è considerata uno dei più potenti veleni epatotossici conosciuti ed è anche una “molecola cancerogena”, come dimostrato da test in vitro. La dose letale per l’uomo di MMH è di 30-50 mg per Kg di peso corporeo [LD50 (mg/kg) 30-50].

Cudonia circinans (Pers.) Fr. è un fungo ascomicete terricolo appartenente alla Famiglia delle Cudoniaceae P.F. Cannon. L’ascoma è di piccola taglia e non supera i 2 cm. di diametro.

Cudonia circinans

Cudonia circinans (Pers.) Fr. (Foto: G. L. Parrettini-Archivio GMEM-AMB).

Il colore è più o meno biancastro, ocra chiaro con qualche sfumatura violetta e/o riflessi lilacei. Il gambo è lungo fino a 4,5 cm, cavo e cilindrico con tendenza ad allargarsi verso la base. La sua colorazione varia dall’alto verso il basso passando dall’ocra chiaro al bruno scuro-nerastro con tonalità grigie all’estremità inferiore. C. circinans viene segnalato in ambienti costituiti da conifere dove cresce singolo o in gruppi di decine di esemplari. Alcune volte questa “specie”, nelle pinete montane o submontane, fruttifica in colonie numerosissime formanti o lunghe file o i classici “cerchi delle streghe”.

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