di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

… segue da parte venticinquesima sulla contraddizione fra la corretta informazione micologica e il consumo di prodotti fungini commerciali che possono avere ripercussioni sulla salute pubblica.

Parte ventiseiesima

criticità con livello medio-basso di pericolosità per il consumatore sprovveduto:
il campione in esame di Cantharellus cibarius Fr. è stato da me acquistato, per motivi scientifici, in un supermercato dove era esposto confezionato in buste di cellofan da 30 gr. con il nome volgare di “finferli”. Prima di passare ad un’analisi attenta del prodotto acquistato voglio mettere in risalto un punto che a me preme molto facendo riferimento alla ormai palese ed evidente scollatura esistente tra l’informazione micologica corretta fornita da coloro che hanno a cuore la salute dei consumatori (micologi ai sensi del D.P.R. N° 376/95, tossicologi ed esperti in micologia) e i prodotti presenti in commercio. Chi segue questa rubrica sa bene che nella parte diciassettesima nel trattare gli aspetti tossicologici di C. cibarius Fr. ho evidenziato alcune criticità importanti per il “galletto” ed i suoi simili (altre specie di Cantharellus Adans. ex Fr.) che per ovvi motivi sono qui a ricordare.

Cantharellus cibarius Fr. in vendita nei supermercati in confezioni da 30 gr

Cantharellus cibarius Fr. in vendita nei supermercati in confezioni da 30 gr. (Foto: C. Siniscalco-Archivio GMEM-AMB).

• i “galletti” vanno consumati con moderazione a causa della consistenza “filamentosa-stopposa” della carne;
• i “galletti” non si possono conservare “crudi nel congelatore” perché diventano “amari”. Per ovviare a questo problema diventa necessaria e fondamentale la “buona pratica” della “sbollentatura” che si può efficacemente eseguire con una prebollitura in acqua, tre quattro minuti, dei funghi mondati e lavati;
• i “galletti” non si possono conservare “essiccati” perché la carne diventa “amara” e “coriacea”.

Sicuramente la vostra attenzione ricadrà immediatamente sul terzo punto da me ricordato ma nulla può farvi immaginare il mio sconcerto nel vedere in vendita questo tipo di prodotto nonostante non vi siano problemi di tipo legale. Infatti in base al punto 1 capoverso b dell’art. 5 del DPR n. 376 del 14 luglio 1995, concernente il regolamento che disciplina la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati, si autorizza la messa in commercio di funghi essiccati del Genere:
Cantharellus (tutte le specie escluse subcibarius, tubaeformis varietà lutescens e muscigenus)“; siamo di fronte ad un esempio lampante di una netta contraddizione fra una corretta informazione micologica rivolta a tutelare al massimo la salute dei cittadini e il consumo di prodotti fungini commerciali. Questa grave incoerenza è rafforzata anche da quanto riportato al punto 2 dello stesso art. 5 del DPR n. 376 che ammette che siano:

 … “poste in commercio altre specie riconosciute idonee
… “nonché provenienti dagli altri paesi dell’Unione europea e dai Paesi aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, purché legalmente commercializzate in detti Paesi“.
Ai quesiti rivolti ai micologi (ai sensi del D.P.R. N° 376/95) operanti presso diverse strutture pubbliche italiane su questa questione mi sono sentito rispondere:
È la Legge e non si può fare nulla, per cui noi come micologi dobbiamo solamente verificare che i funghi essiccati appartengano a quella/e specie!

A tal proposito riferisco che io appartengo alla categoria di coloro che pensano che “le Leggi siano state fatte per essere modificate con il mutare delle situazioni e delle limitazioni!“. Di conseguenza è compito degli addetti ai lavori di:

-sollevare le discussioni nelle apposite sedi istituzionali sulle incongruità esistenti caso per caso;
– corroborare ogni nuovo caso delle opportune e recenti acquisizioni sulle conoscenze sia scientifiche sia tossicologiche;
– suscitare interesse presso la classe politica al fine di promuovere appropriate modifiche nei testi di legge interessati;
– nel tramite svolgere un’azione efficace di una corretta informazione preventiva presso la popolazione.

Proprio questo ultimo punto è secondo me la “chiave di volta” di quel meccanismo che può e deve essere messo in atto per poter prevenire al massimo i danni alla salute pubblica causati regolarmente ogni anno dal consumo per scopi alimentari di “funghi”. Purtroppo anche se siamo nel 2016 le conoscenze sui miceti a livello popolare sono ancora impregnate di una sorta di “alone magico” enfatizzato ed esasperato da una serie di inesattezze che, spesso e volentieri, risentono dei contrasti esistenti tra una corretta informazione micologica e le imprecisioni esistenti nei diversi ambiti socio-economico-culturali che scandiscono la vita di ogni giorno della nostra epoca. In effetti negli ultimi anni ha assunto un ruolo fondamentale anche la potenziale pericolosità della non corretta informazione che sempre più spesso viene diffusa sia attraverso le reti televisive sia sulla carta stampata in merito al consumo alimentare dei funghi spontanei. Purtroppo quest’ultimi sono la causa ogni anno di rilevanti danni alla salute pubblica con conseguenze talora molto gravi come trapianti di organi o la morte per un cospicuo numero di consumatori. Ancora più grave e quindi da stigmatizzare è il comportamento incomprensibile di coloro che, tramite i “mass media” si assumono la responsabilità di trasmettere le proprie idee come “unica verità” disattendendo quanto di buono è stato fatto sia dalla comunità scientifica sia dagli organi istituzionali nelle varie sedi preposte. In questa sede voglio segnalare che da alcuni anni è in corso una vera e propria crociata che io sto conducendo insieme ad altri colleghi scienziati, micologi, tossicologi ed esperti in micologia sulla corretta informazione micologica con lo scopo di ridurre drasticamente tutta quella serie di fenomeni tossicologici che ogni anno si verificano nel nostro paese. A puro titolo informativo segnalo che la nostra azione recentemente ha prodotto:

– un “Appello per una corretta informazione micologica diffusa attraverso i mezzi di comunicazione” al Capo dello Stato e a tutte le più alte cariche istituzionali compresi il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro della Salute, il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ai Presidenti delle Giunte Regionali ecc., fino alle Associazioni Nazionali dei Consumatori del 02 luglio 2015;
– un Atto della Camera dei Deputati con Interrogazione a Risposta in Commissione (5/06509/Seduta di annuncio: 492) del 29 settembre 2015 sempre sulla “corretta informazione micologica diffusa attraverso i mezzi di comunicazione” con lo scopo di debellare nel nostro paese quella piaga annuale delle intossicazioni da funghi che è ancora frutto di “una conoscenza della micologia costellata di superficialità, pressappochismo, misconoscenza e superstizioni di tipo ancestrale che possono creare, nella pubblica opinione, un disorientamento così elevato da vanificare ogni sforzo informativo di corretta prevenzione” con la richiesta al Ministro della salute di procedere affinché “l’intossicazione da funghi non sia considerata un evento ineludibile o una fatalità, bensì una circostanza grave che può e deve essere preventivamente contrastata veicolando, in modo diretto, la giusta informazione”.

Articoli correlati

Finalmente è arrivata a far giustizia la biologia molecolare…. Il secolo scorso (XX) sulla "razza" ne ha viste di tutti i colori, da Auschwitz alle foibe, sulle ceneri del genocidio di qualche secolo prima che aveva portato allo sterminio delle popolazioni indigene di tutto il continente americano, senza dimenticare le deportazioni di persone "nere" da interi villaggi della costa atlantica dell’Africa, rese schiave al grido del motto nazionale “in God we trust” o “In Deo speramus”.

In biologia per ibrido si intende un individuo generato dall’incrocio di due specie o razze differenti (riproduzione gamica). Più nello specifico si parla di ibrido interspecifico quando sono interessate due specie differenti appartenenti allo stesso genere e di ibrido intraspecifico quando sono interessati organismi di due sottospecie (razze) all’interno della stessa specie madre.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.