di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

(prima parte – seconda parte)

Terza parte

Segue da Parte Seconda su sosia di Amanita caesarea (Scop.) Pers. e possibilità di confusione con altre specie:

Amanita crocea (Quél.) Singer e Amanita subnudipes (Romagn.) Tulloss (sinonimo: Amanita crocea var. subnudipes Romagn.), due specie di Amanita dal colore aranciato più o meno carico del cappello che, nonostante manchi di anello sul gambo, possono indurre facilmente in errore il raccoglitore sprovveduto. Quest’autunno più di venti raccolte errate sono state identificate al controllo micologico eseguito presso il GMEM-AMB bloccando l’intenzione dei “fungaroli” di consumare i basidiomi crudi in insalata perché confusi facilmente con l’ovulo. La seconda specie è caratteristica dei nostri boschi termofili di latifoglie nonostante quest’anno siano state registrate anche comparse della prima negli stessi habitat che eccezionalmente ospitano conifere invasive.

Amanita subnudipes

Amanita subnudipes (Romagn.) Tulloss (Foto: C. Siniscalco-Archivio GMEM-AMB)

In un autunno così particolare per le condizioni meteo-climatiche queste specie hanno fruttificato in abbondanza ed a lungo creando non poche difficoltà interpretative ai raccoglitori. Queste specie richiedono una cottura accurata e certa in ogni sua parte (presenza di tossine termolabili) per cui il consumo “da crudo” comporta una sindrome gastrointestinale che a seconda della quantità di funghi ingeriti può avere un decorso da lieve a grave.

Sulla commestibilità di Amanita caesarea (Scop.) Pers.: l’ovulo è un fungo conosciuto ed apprezzato dall’antichità. Molto diffuso è il suo consumo allo stato crudo solo se freschissimo, condito con olio d’oliva, limone, pepe, sale ed eventuali integrazioni di fettine di parmigiano e/o tartufo bianco (Tuber magnatum Picco). L’ovulo dal punto di vista gastronomico è ottimo anche da cotto sia come condimento per diversi tipi di portate sia come costituente essenziale della pietanza. È importante seguire la raccomandazione (sempre e comunque) di consumare quantitativi moderati (al massimo 100 gr. a persona al giorno) dopo aver eliminato gran parte del “velo generale” che si può presentare un po’ “stopposo” e quindi indigesto.

Aspetti tossicologici di Amanita caesarea (Scop.) Pers.: Gli aspetti tossicologici di Amanita caesarea riguardano principalmente la facile deperibilità del basidioma, per altro già molto delicato, infatti molti carpofori adulti presentano già dalla base (“volva”) un odore molto sgradevole tale da comprometterne la commestibilità.
Capita sempre più spesso di rinvenire, nella nostra area fisiografica, carpofori di Amanita caesarea (“ovulo buono”) parassitari da un fungo inferiore: Mycogone rosea Link. un “ifomicete” che cresce parassita su altre specie fungine. Quest’ultimo colonizza diverse specie di funghi superiori compreso l’ovulo, alterandone l’aspetto morfologico.

Amanita caesarea

Confronto tra carpofori di Amanita caesarea (Scop.) Pers.. A sinistra esemplare parassitato da Mycogone rosea Link., a destra basidioma sano. (Foto: C. Siniscalco-Archivio GMEM-AMB)

Nel caso di attacco da Mycogone rosea le lamelle di Amanita caesarea si presentano “accollate” le une alle altre con interposizione di colonie del fungo parassita che si presenta sotto forma di una patina e/o muffa rosa che modifica l’aspetto del fungo ospite non solo esteriormente ma soprattutto a livello organolettico. I soggetti parassitati, che per altro assumono un odore sgradevolissimo, tipico dell’uovo marcio non devono essere assolutamente ne raccolti ne consumati.

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