… segue da parte trentaduesima sulla contraddizione fra la corretta informazione micologica e il consumo di prodotti fungini commerciali che possono avere ripercussioni sulla salute pubblica.

Parte trentatreesima

Criticità con livello medio-alto di pericolosità per il consumatore sprovveduto:

Analisi degli aspetti tossicologici di Auricularia polytricha (Mont.) Sacc. [Sinonimo: Auricularia nigricans (Sw.) Birkebak, Looney & Sánchez-García] secondo la letteratura di riferimento:
• …“Tra il 1970 e il 1980 si sono manifestati negli Stati Uniti diversi casi di una particolare sindrome emorragica (sindrome di Szechwan, ndr) legata al consumo, in ristoranti cinesi,di un piatto tipico della loro cucina chiamato Ma-po dou-fu a base di fagioli, latte cagliato e A. polytricha”…
• …“A. polytricha è un fungo che cresce abbondante e viene largamente consumato nella regione cinese di Sse-Tch’ouan (donde il nome della sindrome)”…
• …“Il consumo di A. polytricha è andato via via estendendosi anche in Italia a seguito dell’apertura di ristoranti cinesi in varie città”…
• …“È merito di Hammerschmidt, un ematologo del Minnesota, di aver rilevato nel 1980 un particolare quadro clinico che ha correlato ad una nuova intossicazione da funghi a cui ha dato il nome di “Szechwan Purpura”. Quest’ultima si manifestò con una transitoria inibizione dell’aggregazione piastrinica in un soggetto che negli esami precedenti aveva valori normali, accompagnata da un quadro clinico di diatesi emorragica di modesta entità, consistente in una epistassi il giorno del prelievo e in un sanguinamento cutaneo di oltre 40 minuti, dopo una lesione superficiale”…
• …“Non si conoscono i principi attivi e tantomeno il loro meccanismo di azione”…
• …“Secondo gli studi di Hammerschmidt A. polytricha contiene una sostanza (non identificata) solubile in acqua, resistente alla cottura, con peso molecolare inferiore a 10.000 daltons”…
• …“Secondo Hammerschmidt è poco probabile che A. polytricha determini un reale rischio di emorragie per chi lo consuma, a meno che non venga assunto da soggetti che assumano grandi quantità in pasti ripetuti o presentino già preesistenti alterazioni della coagulazione o ipopiastrinemia”…
• …“Si può ragionevolmente ipotizzare secondo Hammerschmidt che un consumo cronico di A. polytricha associato a porri e aglio, possa addirittura contribuire, assieme ad altri fattori genetici e ambientali a quella bassa incidenza di malattie aterosclerotiche presenti in Cina, soprattutto nelle province del Sud: pertanto è ben riposta la reputazione di questo fungo nella medicina popolare cinese come di un tonico di lunga vita”…

Considerazioni sull’analisi degli aspetti tossicologici di A. polytricha appena eseguita su quanto riportato nella letteratura di riferimento:

Da quanto sopra riportato si evince chiaramente che:
• la scelta soggettiva di avventurarsi nel consumo di cibi non nostrani;
• realizzati con ingredienti non conosciuti;
• dei quali non si ha una pur minima e corretta informazione;
• può costituire un reale problema di salute pubblica almeno per una parte della popolazione italiana portatrice di particolari alterazioni fisiologiche come “preesistenti alterazioni della coagulazione o ipopiastrinemia”.

Inoltre da quanto sopra riportato apprendiamo che:
• un potenziale pericolo per la salute pubblica;
• può essere tramutato per alcuni in una “insperata speranza di lunga vita”;
• grazie al fatto che A. polytricha ha una …“ben riposta reputazione”… …“nella medicina popolare cinese”;
• per cui questa specie fungina non conosciuta e di origini tropicali la troviamo introdotta illegalmente in Italia allo stato di “funghi secchi”.

Da quanto sopra riportato siamo tentati da interpretare che:
• l’introduzione di A. polytricha nella famosa lista dell’All. 1 del Decreto del Ministero della Salute, del 9 luglio 2012 (tutt’ora in vigore, ndr) che disciplina in Italia l’impiego di sostanze e preparati vegetali “negli integratori alimentari” sottintende da parte del legislatore:
• sia la volontà di espandere in Italia la platea di quei prodotti destinati ad integrare la comune dieta;
• sia una sorta di volontà, di voler far considerare al popolo italiano questo fungo tropicale non conosciuto come una specie di “farmaco” e quindi di fatto come un costituente della cosiddetta “Micoterapia” senza per altro riportare nessuna descrizione nell’apposita colonna dell’All.1 (DM del 9 luglio 2012) che tratta degli eventuali effetti benefici che gli organismi dovrebbero detrarre nelle loro funzioni “nell’ambito dell’omeostasi”.

In conclusione la trattazione in questa rubrica di una criticità con livello medio-alto di pericolosità per il consumatore sprovveduto ci ha permesso di appurare che:

“in ambito micologico e micotossicologico ed in particolare nel settore della prevenzione il legislatore sconta un notevole ritardo nel recepire i recenti progressi in campo scientifico”

Inoltre poco o nulla viene fatto dallo Stato per una corretta informazione in questi campi specifici lasciando il cittadino in balia dell’informazione selvaggia frutto di un mercato globale che trova il suo naturale vaso di espansione nel WEB. Ad onor del vero attualmente solo alcune “Associazioni Micologiche” italiane che operano con il “puro volontariato” cercano di “fare barriera” contro il dilagare di questa marea di prodotti fungini diciamo non proprio convenzionali e/o autoctoni sia per i vari aspetti morfologici e fisiologici, sia per quelli socio-culturali e sanitari.

Considerazioni sulla “Micoterapia” secondo la letteratura di riferimento:
nel recente passato io ed alcuni colleghi abbiamo affrontato, anche in ambito di Convegni Internazionali di Micotossicologia” il fenomeno della “Micoterapia” e dei “prodotti commerciali micoterapici”. Cercherò come al solito di trattare questo tema, nell’ambito di questa rubrica, facendo ricorso alla letteratura di riferimento:
…“Da alcuni anni si sono diffuse, non solo nel nostro paese e sicuramente collegate alla globalizzazione dell’informazione e del mercato on-line provocati dal WEB, raffiche di informazioni e offerte commerciali riferite alla cosiddetta “Micoterapia”. Certamente l’origine di questo fenomeno, relativamente nuovo per le società “ricche” del mondo nord-occidentale industrialmente sviluppato, sta nella “scoperta” delle tradizioni millenarie della farmacopea e delle pratiche curative di varie parti del mondo, in particolare dell’estremo oriente. Ma pensiamo che l’applicazione concreta e diretta di pratiche terapeutiche, sia in chiave preventiva che curativa, nate e sviluppatesi da consuetudini millenarie appartenenti a culture e “filosofie” di vita completamente diverse dalle “nostre” e che contemplano il “fai da te” in ambito terapeutico, debba imporre rigorosi approfondimenti culturali e scientifici”…

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