Funghi Comuni: caratteristiche principali, sosia, aspetti tossicologici

Funghi Comuni: caratteristiche principali, sosia, aspetti tossicologici

a cura di Carmine Siniscalco

… segue da parte quarantaquattresima sulla contraddizione fra la corretta informazione micologica e il consumo di prodotti fungini commerciali che possono avere ripercussioni sulla salute pubblica.

Parte Quarantacinquesima

Nella parte quarantaquattresima di questa rubrica è proseguita la disamina di alcuni aspetti interessanti riferibili alla “Micoterapia”. In particolare è continuata l’analisi di quei principi attivi e particelle scoperte nei macromiceti di cui se ne conoscono con certezza le funzioni. La maggior parte di queste molecole vanno generalmente sotto il nome di “tossine fungine” e ne continuiamo la trattazione attingendo come sempre dalla letteratura di riferimento.
 Segue sui principi attivi e le particelle scoperte nei macromiceti:
• …“Le Amatossine o Amanitine: sono delle tossine costituite da vari polipeptidi biciclici contenuti in diverse specie di funghi “macromiceti”….”…

Genere Lepiota*: Lepiota brunneoincarnata Chodat & C. Martín, Lepiota brunneolilacea Bon & Boiffard, Lepiota helveola Bres., Lepiota pseudohelveola Kühner ex Hora (Sinonimo: Lepiota pseudolilacea Huijsman), Lepiota fuscovinacea F.H. Møller & J.E. Lange, Lepiota lilacea Bres., Lepiota subincarnata J.E. Lange (= Lepiota josserandii Bon & Boiffard), Lepiota castanea Quél., Lepiota clypeolarioides Rea, Lepiota citrophylla (Berk. & Broome) Sacc., Lepiota rufescens Morgan, Lepiota heimii (Locq. ex Bon) Contu (Sinonimo: Macrolepiota excoriata (Schaeff.) Wasser).

*Vanno prudentemente considerate velenose tutte le altre specie di Lepiota di piccola taglia anche se non ci sono dati in letteratura che lo confermino.

Su un caso gravissimo di avvelenamento falloideo verificatosi in questi giorni in Calabria:
nella parte quarantacinquesima di questa rubrica siamo costretti a sospendere momentaneamente la trattazione sulle Amatossine o Amanitine presenti in diverse specie di funghi “macromiceti”, ed in particolare nel Genere Lepiota di piccola taglia, perché
nonostante gli sforzi profusi nel cercare di fare un’informazione corretta e puntuale
su questa ed altre fonti, anche durante le infuocate giornate agostane, ai primi di settembre del 2016 siamo già di fronte ad un nuovo caso di avvelenamento grave di tipo falloideo dovuto all’ingestione di funghi appartenenti al Genere Lepiota di piccola taglia.
Continuando a riferire ed informare attingendo da fonti di riferimento, cercherò di esporre i fatti successi come riportato nel “il Quotidiano del Sud” del 13 settembre u.s. e da comunicazioni personali del dott. E. Marra “Direttore Scientifico” della “Confederazione Micologica Calabrese” che ormai da anni collabora come “Unità Operativa” al “Progetto Speciale Funghi” dell’ISPRA di cui sono realizzatore e responsabile.
…“E’ fuori pericolo la donna di 62 anni, originaria del Vibonese, ricoverata nel pomeriggio di Lunedì 5 settembre presso il reparto di Rianimazione dell’Ospedale di Lamezia Terme per avvelenamento falloideo. Il pasto responsabile era avvenuto la sera del sabato precedente quando la donna aveva consumato una pietanza di funghi raccolti in proprio e preparati per la cena. I primi sintomi, di tipo gastro intestinale, erano insorti nella mattinata successiva (a circa 14 ore dal consumo) diventando sempre più violenti con il passare delle ore. La donna, sottovalutando l’avvelenamento in atto, era restia al ricorso alle cure e solo grazie alla provvidenziale insistenza dei familiari accettava di recarsi al Pronto Soccorso di Vibo Valentia dove veniva ricoverata in serata. Con l’aggravarsi del quadro clinico, solo nella mattinata successiva veniva richiesta da parte della struttura ospedaliera, la consulenza micotossicologica del Micologo della ASP di Vibo Valentia, poiché presso la stessa per tali figure professionali (malgrado le indicazioni regionali) non è istituito il servizio di reperibilità. Contemporaneamente veniva richiesta la consulenza tossicologica del Centro Antiveleni di Milano attivo h 24. Anche in assenza di residui dei funghi consumati, i soli dati descrittivi forniti dettagliatamente dai familiari e dalla stessa paziente, nonché l’evoluzione clinica, consentivano al Micologo, T. Daffinà, di delineare un quadro di avvelenamento di tipo falloideo orientando così, efficacemente, la diagnosi medica verso un caso gravissimo. Appariva altamente probabile, infatti, che, oltre alle innocue “mazze di tamburo” (funghi commestibili di grosse dimensioni appartenenti al genere Macrolepiota) [Macrolepiota procera (Scop.) Singer (n.d.r.)] fossero presenti nel pasto consumato anche dei funghi appartenenti al Genere Lepiota (velenoso mortale), apparentemente simili ai primi, ma di dimensioni molto più piccole”…

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