di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

(prima parte – seconda parte – terza parte
quarta parte – quinta parte – sesta parte – settima parte)

Parte ottava

Nelle Parti Sesta e Settima abbiamo indicato per sommi capi alcune tra le possibilità di confusione (sosia) tra le “sezioni” e “Generi” più noti della Famiglia delle Boletaceae Chevalier ed i componenti della “sezione Edules” (porcini) considerata da sempre la più nota ed importante della “Famiglia”.
Alle sezioni Luridi Fries ed Erythropodes appartengono funghi di media e grossa taglia con imenoforo composto da tubuli e pori di colore rosso-arancio o rosso-brunastro. La differenza principale tra queste due “sezioni” è la presenza o l’assenza del reticolo (ornamentazioni) sul gambo.

Boletus luridus

Boletus luridus Schaeff. [Sinonimo: Suillellus luridus (Schaeff.) Murrill] – “Sezione Luridi Fries” (Foto: G. L. Parrettini-Archivio GMEM-AMB)

La carne non è mai “bianca” ma può variare da tonalità di giallo pallido a giallo carico e vira più o meno intensamente all’azzurro o al verde-bluastro. Per gli elementi descritti sommariamente in queste poche righe riteniamo quasi impossibile confondersi con i componenti della “sezione edules” (“porcini”). Molti casi ci sono stati segnalati di “sindromi gastroenteriche” più o meno gravi dovute al consumo alimentare di funghi appartenenti a queste “sezioni” dichiarati “tossici” o “sospetti”. Purtroppo nella nostra “area fisiogragfica” è consuetudine sinonimizzare molte “specie” di queste due ultime “sezioni” con i nomi volgari di “ferrigni”, “battiferro” ecc.. e procedere al loro utilizzo alimentare pensando di poter eludere la tossicità genetica di ognuno di questi “typus” con una semplice “sbollentatura” senza tener conto minimamente di due fattori estremamente importanti che vanno ad aggiungersi alla tossicità intrinseca del capoforo:
• le condizioni generali di salute del soggetto
• la quantità o dose ingerita.
Ricordiamo che è buona norma rispettare sempre il principio della “precauzione” evitando tutta una serie di danni all’organismo con un semplice consulto con un “micologo” (ai sensi del D.P.R. del 14-7-95 N° 376).

Boletus queletii

Boletus queletii Schulzer [Sinonimo: Suillellus queletii (Schulzer) Vizzini, Simonini & Gelardi] – “Sezione Erythropodes” (Foto: G. L. Parrettini-Archivio GMEM-AMB)

Sulla tossicità di Boletus satanas Lenz [Sinonimo: Suillellus satanas (Lenz) Blanco-Dios]
Boletus satanas è da considerare una specie “velenosa” e quindi da scartare senza esitazioni! Molti riferiscono che nelle regioni centro-meridionali, tra cui anche alcune stazioni del Lazio, questa specie viene consumata dopo una serie drastica di trattamenti tra cui la salatura, l’immersione prolungata in acqua, sbollentature varie, ecc.. Mi dispenso dal commentare cosa possa essere la carne di un carpoforo fungino dopo un percorso di “purificazione” che prevede tutta una serie di trattamenti come quelli sopra accennati ma sicuramente mi sorgono molte perplessità sulle qualità organolettiche dei cibi ottenuti con quelle carni. Considero la salute di ognuno un bene molto prezioso per cui ogni sorta di sostanza ritenuta “sospetta” per l’alimentazione secondo me deve essere scartata a priori. Raccomando quindi di non consumare carpofori di queste due sezioni ritenuti tossici e/o sospetti ne cotti e ne, a maggior ragione, da crudi.

Boletus satanas

Boletus satanas Lenz [Sinonimo: Suillellus satanas (Lenz) Blanco-Dios] – “Sezione Luridi Fries” (Foto: G. L. Parrettini-Archivio GMEM-AMB)

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