Funghi e bioindicazione (quarta parte)

Funghi e bioindicazione (quarta parte)

di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

 (prima parte – seconda parte – terza parte)

Funghi indicatori di futuri processi di degrado

Come abbiamo già visto i funghi sono in grado di indicare, grazie alla loro semplice presenza e alla quantità dei propri basidiomi, un certo tipo di squilibrio ecosistemico già in corso. In questa sede tratteremo di una forma di bioindicazione molto più sofisticata, legata principalmente alle caratteristiche di ricchezza e abbondanza di popolazione a livello genetico di questo Regno. I funghi grazie alle interazioni dinamiche nelle relazioni trofiche da organismi eucarioti eterotrofi, privi di clorofilla, possono colonizzare ogni modello ecosistemico e grazie ad alcune specie si può arrivare a predire con un certo anticipo temporale forme di degrado degli habitat altrimenti irrilevabili. Quindi oltre a processi di degrado già in corso grazie a determinate specie fungine si possono indicare processi di degrado futuri in qualsiasi ecosistema terrestre.

Si tratta di componenti micologiche che, nutrendosi dei prodotti di scarto di altri miceti con funzione di degradatori primari, indicano con la presenza dei loro basidiomi un’alterazione dell’ecosistema che percepiremo solo dopo molto tempo, cioè quando fruttificheranno i degradatori primari che hanno un ciclo molto più lungo.
Per caratteristiche legate al loro ciclo biologico, hanno questa funzione indicatrice alcune specie del Genere Mycena (Pers.) Roussel: Mycena rosea (Schumac.) Gramberg; Mycena pura (Pers.) P. Kumm.; Mycena pelianthina (Fr.) Quél.; Mycena galericulata (Scop.) Gray; Prunulus niveipes Murril [Sin. Mycena niveipes (Murrill) Murrill]; Mycena polygramma (Bull.) Gray; Mycena amicta (Fr.) Quél.; Mycena flavoalba (Fr.) Quél..

Tra i principali degradatori primari possiamo citare la grande Famiglia delle Polyporaceae in senso lato comprendente imenofori poroidi e non. La morfologia esterna può essere molto variabile e può comprendere specie resupinate, pileate o stipitate. Le varie specie possono essere annuali, di consistenza soffice e/o carnosa, igrofane da fresche, coriacee e fragili da essiccate; oppure pluriannuali di consistenza coriacea, suberosa o legnosa. Le Polyporaceae sono quasi esclusivamente specie lignicole, poche sono esclusivamente terricole o micorrizogene. I generi lignicoli possono attaccare indistintamente sia le latifoglie sia le conifere. Alcune mostrano esigenze particolari ed una specializzazione più spinta preferendo substrati specifici, altre si adattano a vivere in habitat molto particolari come le “grotte” o le “vecchie miniere”.
Una distinzione delle specie lignicole, universalmente riconosciuta è tra “agenti di carie bianca” e “agenti di carie bruna”. I primi determinano uno sbiancamento del legno che acquista una consistenza fibrosa o spugnosa mentre gli altri determinano una colorazione bruna del legno accompagnata da una sua frammentazione in piccoli parallelepipedi di consistenza molto fragile.

Come abbiamo già detto molti degradatori primari fruttificano solo quando le piante ospiti sono state portate a morte per cui si può intuire quanto siano utili ed efficaci per la valutazione dello stato di salute di un ecosistema degli indicatori di futuri processi di degrado facili da usare per gli addetti ai lavori e di basso costo.
In conclusione, ad oggi, si può affermare che, tra le varie Mycena sopra citate, Mycena rosea risulta essere un ottimo bioindicatore di degrado futuro dovuto all’attività di agenti fungini primari.

Mycena rosea

Mycena rosea (Schumac.) Gramberg

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