Funghi e bioindicazione (seconda parte)

Funghi e bioindicazione (seconda parte)

di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)
(qui la prima parte)

Funghi indicatori di particolari caratteristiche del suolo

Grazie ai progressi compiuti negli studi recenti, i funghi sono sempre più entrati a far parte di quel gruppo di organismi che assumono il ruolo di bioindicatori di un dato ecosistema o di un dato ambiente. In particolare, va sottolineato il grosso contributo offerto dalle sperimentazioni condotte negli ultimi quarant’anni sulle specie di tartufi pregiati (specie ectomicorriziche) per giungere ad una coltivazione artificiale corretta e produttiva.

Le corrispettive analisi sulle caratteristiche del suolo (analisi dei profili; granulometria; pH; contenuto in sali minerali, compresi i microelementi; componente organica; macro e micro porosità) hanno fornito una base di dati che sta contribuendo a fare luce sul complesso rapporto pedo-micologico. Indagini basate sullo studio ecologico in ecosistemi artificiali hanno evidenziato come alcuni funghi possano essere identificati come indicatori di foreste naturali inalterate e del livello di decomposizione dei tronchi, tuttavia secondo questi autori gli studi delle successioni micotiche dovrebbero prendere in considerazione tutto il micelio e non solo i corpi fruttiferi, che costituiscono una parte minore nel corpo vegetativo di un fungo.

In generale, i funghi epigei ed ipogei e gli altri microrganismi che colonizzano lo strato umico del suolo, per le loro peculiarità tendono a preferire substrati acidi o a reazione subalcalina, oppure ad essere resistenti a stress termici o idrici. Non a caso, la tassonomia microbica raggruppa i microrganismi in gruppi che ne rappresentano le caratteristiche peculiari come ad esempio termofili, criofili, alcalofili, a seconda che sopravvivano a temperature molto elevate, o colonizzino ambienti prossimi alle nevi eterne o prevalgano nei terreni con reazione a pH subalcalino. Per quanto riguarda i funghi, è noto che essi prediligano per la loro crescita suoli con un gradiente di pH che varia dal subacido al subalcalino, con la preferenza (per molte specie) per valori vicino a 7.

Studi condotti in diversi ambienti boscati, in merito al pH dei suoli naturali, hanno evidenziato un gradiente che varia da 4,8 a 8 con un valore ottimale fissato a 7,2 a cui corrispondono boschi con una copertura vegetale in ottima salute senza perdita di rami e/o foglie.
Sul pH di questi terreni boschivi influisce la maggiore o minore quantità di alberi ad ettaro e la tipologia della copertura vegetale del suolo. Le ricerche condotte sulle caratteristiche ecologiche dei funghi ipogei, ed in particolare sulle varietà pregiate di Tuber con lo scopo di ampliare le conoscenze e migliorarne la coltivazione, hanno messo in evidenza valori di pH del suolo che variano da 7 a 8,3 a seconda delle specie studiate.

In generale, gli ascocarpi di Tuber hanno una crescita agevolata quando le loro ife nutrizionali vivono in un microambiente con un pH ottimale di 6,0 mentre il resto dell’ectomicorriza trova giovamento e sviluppo a valori di pH da sub-alcalini ad alcalini (da 7 ad oltre 8).
Numerose ricerche condotte in stazioni naturali di Tuber hanno evidenziato le seguenti caratteristiche per alcune delle diverse specie principali comprese nella Legge 16 dicembre 1985, n. 752 “Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo”. (GU n.300 del 21-12-1985):

Tuber melanosporum Vittadini

Tuber melanosporum Vittadini (Tartufo nero pregiato)

Tuber melanosporum Vittadini (nomi volgari in Italia: Tartufo nero pregiato, Tartufo nero di Norcia e di Spoleto); preferisce in genere terreni molto ricchi di scheletro con la restante parte costituita da terra fine (tessitura limoso-sabbiosa). Il pH è molto uniforme e presenta un valore medio di 8,0 ± 0,4 (estremi 7,05 e 8,25). La maggior parte dei terreni studiati in tre regioni dell’Italia centrale presenta un pH prossimo ad 8, e uno scheletro medio pari al 527,4 ‰ in Abruzzo; al 540,0 ‰ nel Lazio e al 518,7‰ in Umbria.

Tuber aestivum Vittadini (nomi volgari in Italia: Tartufo d’estate, Scorzone, Maggengo, Statareccio); in media, il suolo è profondo 19 cm con uno scheletro del 20% costituito da calcare e il restante 80% di terra fine (16% sabbia, 56% limo e 28% argilla). Il pH è 7,7 di me- dia.
A questa buona specie è riconosciuta e ormai universalmente collegata una “forma” invernale:
Tuber aestivum Vittadini forma uncinatum (Chatin) Montecchi & Borelli (nomi volgari in Italia: scorzone invernale, Tartufo uncinato); in media, il suolo è profondo 28 cm, con uno scheletro del 10% costituito da calcare ed il restante 90% di terra fine (28% sabbia, 56% limo e 47% argilla). Il pH varia da 7,0 a 7,8 al variare della quantità di sostanza organica.

Tuber mesentericum Vittadini (nomi volgari in Italia: Tartufo nero ordinario, Tartufo di Bagnoli, Rapetti); in media, il suolo è profondo oltre 30 cm, soffice o costipato, come nei riporti dei tagli strada ove si accumula il brecciame calcareo con pH a reazione neutra o sub-alcalina. Altri studi condotti in Irpinia (Campania) hanno evidenziato un suolo limoso-sabbioso con modesta percentuale di scheletro e modesta percentuale di calcare, che assicura quasi sempre un pH vicino alla neutralità (7,07); in alcuni casi, il pH scende a valori subacidi.

Tuber magnatum Pico o Picco (nomi volgari in Italia: Tartufo bianco del Piemonte o di Alba o di Acqualagna o dell’Alta Valle del Tevere, Trifola bianca, Rapone); suolo profondo, povero di scheletro e ricco di limo e argilla che complessivamente raggiungono il 68,4%. I valori del pH sono prossimi ad 8 e sono poco variabili.

Tuber borchii Vittadini (nomi volgari in Italia: Tartufo bianchetto, Marzuolo, Caciola); suolo con valori medi dello scheletro di 31,7%; la restante parte è costituita mediamente da sabbia 66,3%, limo 23,2%, argilla 13,2%. Il pH varia da 7,5 a 8,0 con valori medi di 7,6.

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