Funghi e bioindicazione (terza parte)

Funghi e bioindicazione (terza parte)

di Carmine Siniscalco
Referente Nazionale per la Micotossicologia dell’Associazione Micologica Bresadola (AMB)

(prima parte – seconda parte)

Funghi indicatori di processi di degrado già in corso

Alcune specie fungine, con la semplice presenza e quantità dei propri basidiomi, indicano uno squilibrio ecosistemico in corso e possono predire con un certo anticipo forme di degrado altrimenti rilevabili. Ad esempio una delle specie più rappresentative è Megacollybia platyphylla (Pers.) Kotl. & Pouzar che si rinviene generalmente in prossimità di resti legnosi ed è indicatrice di notevoli quantità di sostanze azotate nella lettiera. Per la caratteristica intrinseca di agire su superfici molto vaste con i propri cordoni miceliari e di produrre gli sporofori direttamente su questi ultimi, è da considerarsi un buon indicatore di processi di degrado boschivo già in corso.

Rizomorfa di Megacollybia platyphylla

Rizomorfa di Megacollybia platyphylla (Pers.) Kotl. & Pouzar. con evidenziati i corpi fruttiferi in sviluppo (Foto: C. Siniscalco).

In generale la caratteristica “contemporaneità” nella presenza in un determinato habitat di degradatori primari (funghi parassiti capaci di attaccare piante adulte e produrre delle carie che portano a morte più o meno lentamente l’ospite) e di saprotrofi di lettiera (come ad esempio M. platyphylla, capaci di agire su superfici molto vaste con organi miceliari molto voluminosi ed attivi, ed in grado, in molti casi, di produrre gli organi riproduttori prima degli ospiti primari che generalmente fruttificano quando la pianta ospite è ormai morta) indicano (bioindicano) un “grave processo di degrado dell’habitat in esame già in corso”.

Oltre ad una lunga lista di degradatori primari la vasta gamma genetica e funzionale delle specie fungine fornisce anche una lista numerosa di specie indicatrici di “una grossa sofferenza degli ecosistemi esaminati” dovuta ad eccessi di biomassa morta (necromassa). Citiamo tra le altre Fuscoporia torulosa (Pers.) T. Wagner & M. Fisch. [ex Phellinus torulosus f. torulosus (Pers.) Bourdot & Galzin], Cerrena unicolor (Bull.) Murril, Coriolopsis gallica (Fr.) Ryvarden e Trametes trogii Berk., che preannunciano con i propri corpi fruttiferi l’ingresso nella catena trofica di M. platyphylla.

Anche Clitocybe phaeophthalma (Pers.) Kuyper è una specie indicatrice di eccessiva quantità di sostanze azotate nella lettiera, ma a differenza di M. platyphylla ha un’azione più localizzata, per cui la sua presenza va valutata ogni volta sul posto a seconda dei casi. Ad esempio, un accumulo di lettiera in una località con ristagno idrico e bassa ventilazione, correlato ad un certo numero di basidiomi di C. phaeophtalma, indica un processo di deperimento in corso delle piante nell’area circoscritta dai basidiomi, in quanto l’eccesso di biomassa morta inibisce i processi di riciclo legati ad altre specie di funghi.
Altre specie di funghi come ad esempio alcuni gasteromiceti epigei, appartenenti a diverse Famiglie (Phallaceae Corda, Lycoperdaceae Corda, Clathraceae E. Fisch.) sono indicatrici di processi di degrado già in corso. A tal proposito citiamo: Mutinus caninus (Huds.) Fr., Phallus impudicus L., Lycoperdon pyriforme Schaeff., Clathrus ruber P. Micheli ex Pers.

Clathrus ruber

Clathrus ruber P. Micheli ex Pers.

Concludendo possiamo affermare che, in molti casi, la contemporanea presenza in un dato ecosistema dei corpi fruttiferi di una o più specie bioindicatrici sopra citate permette al tecnico ambientale di esprimere giudizi sullo stato di degrado già in corso dell’habitat studiato con percentuali di attendibilità molto alte e margini di errore veramente molto bassi.

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