(Fonte: Fondazione CMCC – AGF/David Santiago Garcia)

La rapida fusione del ghiaccio artico è dovuta principalmente, non tanto al riscaldamento atmosferico, quanto dal mare che è sempre più caldo.

I ghiacci artici si riducono, tra le cause ci sono acque più calde che dal Nord Atlantico muovono verso di loro: un argomento che riusciamo ad approfondire grazie all’innovazione messa a punto nel campo della modellistica e dei sistemi complessi che riescono a simulare il comportamento dell’Oceano con precisione sempre più elevata. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “Climate Dynamics” ci aiuta a scoprire i particolari di questa ricerca d’avanguardia e i risultati di un esperimento condotto da un team di ricerca europeo con la partecipazione della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).

La perdita sempre più veloce di ghiaccio marino nell’Artico è in parte dettata dal crescente apporto di calore determinato dalle correnti marine che dall’oceano Atlantico trasportano acque più calde verso le alte latitudini.
Adesso possiamo comprendere meglio il rapporto tra oceano, ghiaccio e clima, e in particolare di quei fenomeni che governano il cambiamento climatico nell’Artico, grazie alle scoperte innovative introdotte da un nuovo studio realizzato da un team di ricercatori europei, il cui studio è pubblicato sulla prestigiosa rivista Climate Dynamics con il titolo “Impact of model resolution on Arctic sea ice and North Atlantic Ocean heat transport“.

Lo studio, in particolare, si focalizza sull’Artico, e sulla complessa relazione tra il ghiaccio marino (estensione e spessore) e la circolazione oceanica. “Sappiamo”, ci dice il ricercatore A. Bellucci, “che il trasporto di acque più calde provenienti dall’Atlantico è uno dei fattori responsabili della riduzione dei ghiacci artici osservata negli ultimi decenni. Grazie all’analisi coordinata di esperimenti condotti con 5 diversi modelli (tra cui il modello del CMCC), utilizzando un protocollo sperimentale concordato, è stato possibile studiare per la prima volta nel dettaglio l’impatto della risoluzione dei modelli sulla rappresentazione dell’interazione tra ghiaccio marino e circolazione oceanica. In tale contesto, si è visto, in particolare, che il grado di realismo nella rappresentazione dei processi oceanici gioca un ruolo primario, mentre il ruolo della risoluzione dei processi atmosferici appare più incerto.

I risultati dello studio evidenziano chiaramente come l’estensione e lo spessore del ghiaccio si riducano fortemente all’aumentare dell’apporto di acque calde dall’Atlantico, specialmente a nord di 60°N. Le regioni dell’Artico che appaiono più direttamente interessate dal fenomeno sono quelle dei mari di Barents e di Kara, e dei mari di Groenlandia, Islanda e Norvegia (settore Atlantico del Mar Glaciale Artico), che per primi ricevono questo afflusso di acque calde dall’Atlantico.

Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha contribuito con le proprie simulazioni e l’analisi dei risultati a questo importante contributo alla ricerca sul clima delle alte latitudini.

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