a cura del Prof. Luigi Campanella

Per favore non buttate in mare rifiuti di plastica. Ce ne sono già troppi nei nostri oceani. Basti pensare al Great Pacific Garbage Patch, ovvero l’accumulo di spazzatura, per la maggior parte formato da quel materiale che galleggia nel Pacifico fra il 135o e il 155o meridiano Ovest e tra il 35o e il 42o parallelo Nord, la cui estensione, credono gli studiosi, vada da 700 mila a più di 10 milioni di chilometri quadrati: come la penisola Iberica e gli Stati Uniti messi assieme.

Dell’immensa isola di spazzatura, scoperta nel 1988 dall’americana National Oceanic and Atmospheric Administration, si sa solo che si è formata a causa del vortice subtropicale del nord Pacifico, una corrente oceanica caratterizzata da un movimento a spirale in senso orario.

I metodi tradizionali per ripulire i mari usano navi che trascinano reti da pesca, un’operazione che potrebbe durare all’infinito (ed è dispendiosa). Di recente è stato progettato un sistema di barriere galleggianti provviste di reti lunghe fino a 2 mila metri, che possono di volta in volta coprire aree sempre più vaste di oceano e che convogliano verso una torre di raccolta i rifiuti sfruttando le correnti, senza danneggiare l’ecosistema e a un costo infinitamente più basso dei procedimenti tradizionali.

plastic ocean trash

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